orizzonte autismo

«Discriminazioni quotidiane»

Maggiorelli: I nostri ragazzi spesso additati come maleducati

PRATO. «Un gravissimo episodio di discriminazione ma nella vita di tutti i giorni, purtroppo, i nostri figli ne subiscono molti altri».

Reagisce così Eva Maggiorelli, presidente dell'associazione Orizzonte Autismo onlus di fronte al comportamento dell'autista della Lam raccontato dal genitore del ragazzo autistico.

A Prato i minorenni affetti da autismo seguiti dalla neuropsichiatria infantile sono circa 120 (dati di aprile scorso). Il doppio rispetto a dieci anni fa. E negli anni sono in continuo aumento. Una crescita dovuta, aveva spiegato il medico Marco Armellini, direttore di neuropsichiatria infantile, anche alla maggiore consapevolezza e sensibilizzazione di famiglie e scuole.

«Quanto avvenuto è una conferma ulteriore dell'ignoranza e il pregiudizio che circonda la disabilità ed in particolare quella invisibile come l'autismo».

Eppure, prosegue la presidente «oggi è la disabilita più comune, il rapporto è 1 ogni 100, ma i nostri figli sono ancora additati per maleducati o non veramente invalidi e noi familiari come furbetti che vogliono accedere a chissà quali privilegi».

Al di là del caso specifico, la presidente sottolinea come per un autistico gli ostacoli siano in realtà di ogni genere e quotidiani: «Se si chiede di fare una fila prioritaria alle poste perché gli autistici non sopportano le attese o al supermercato, se parcheggi nei posti per gli invalidi con tanto di tagliando ti guardano male o ti dicono che non ti spetta persino andando a prendere un gelato qualcuno si spazientisce se la scelta del gusto non è immediata o capita di essere invitati ad uscire da esercizi pubblici perché magari il bambino con stereotipie o vocalizzi disturba gli altri clienti».

Insomma, prosegue Maggiorelli «certi comportamenti si potrebbero evitare con una maggiore consapevolezza e sensibilità, non tutti possono sapere cosa sia l'autismo ma un po' di informazione da chi svolge pubblici servizi, dai vigili urbani alle forze dell'ordine a medici e infermieri, a volte si è discriminati anche in ospedale, aiuterebbe a rendere più inclusiva questa nostra società. A Rimini per esempio vengono fatti incontri formativi anche ai bagnini e agli operatori turistici per accogliere le famiglie con bisogni speciali insomma un po' di attenzione al più fragile farebbe bene a tutti».

E tutti possono contribuire al miglioramento della qualità di vita di chi ha una disabilità intellettiva (ma non solo) il quale «non è che non possa nemmeno provare a compiere piccoli gesti di autonomia come quello di prendere un autobus o andare al bar e comprarsi un gelato».

Un percorso di autonomia come quello che stava facendo il ragazzo salito sulla Lam con la mamma che lo seguiva a distanza. «E meno male che c'era lei» conclude Maggiorelli.

Camilla Bernacchioni