La strage silenziosa dei nonni: picco anomalo di decessi

di Paolo Nencioni

I numeri dell'Anagrafe di Prato segnalano un'impennata di morti a gennaio, forse dovuta alla scarsa efficacia dei vaccini anti-influenzali. Ma l'epidemiologo raccomanda. "Vaccinarsi è comunque indispensabile"

PRATO. Cercavamo i morti causati dal caldo e ci siamo invece imbattuti in quelli che se ne sono andati in massa durante l’inverno, non per il freddo ma forse per la scarsa efficacia dei vaccini contro l’influenza. Questa peraltro è solo una delle ipotesi per spiegare un anomalo picco di decessi registrato dall’anagrafe del Comune di Prato nel mese di gennaio: sono stati 227, il 25,4% in più rispetto all’anno precedente. Un aumento quasi interamente dovuto ai decessi di chi al momento della morte aveva più di 85 anni: 131 persone rispetto alle 86 del 2016 (in questo caso l’aumento è addirittura del 52,3%).

Come detto, volevamo verificare se era stato pagato un prezzo in termini di vite umane per il caldo record di giugno, luglio e agosto, come accadde nella caldissima estate del 2003, quando in Italia e Francia morirono migliaia di persone. Ma i numeri dell’Anagrafe per l’estate sono tranquillizzanti: i decessi totali sono 452, due in meno rispetto all’anno scorso, con un leggero aumento solo nel mese di agosto.

L’anomalia è invece rappresentata da gennaio, con quella strage silenziosa di ultra-ottantacinquenni, 45 in più rispetto all’anno precedente. È verosimile che l’aumento di decessi si sia verificato anche nelle province limitrofe, un fenomeno che non ha ancora una spiegazione scientifica. Al momento si può andare solo per esclusione. A gennaio non c’è stato un freddo record, le temperature si sono mantenute sui livelli attesi. Dunque si può escludere un fattore climatico per spiegare il picco di decessi. Così come si può escludere, secondo gli addetti ai lavori, un effetto della scarsa propensione a vaccinare i bambini (che avrebbero contagiato i nonni) perché i vaccini pediatrici coprono malattie diverse da quella che genericamente chiamiamo influenza e le cui complicazioni sono responsabili di molti decessi stagionali tra gli anziani.

«In assenza di studi approfonditi sul fenomeno, e dunque con tutte le cautele del caso – spiega Francesco Cipriani, direttore del servizio di Epidemiologia dell’Asl Toscana Centro – possiamo ipotizzare una scarsa efficacia del vaccino anti-influenzale, oppure la presenza di virus para-influenzali particolarmente violenti».
I vaccini anti-influenzali vengono messi a punto nell’emisfero australe sei mesi prima del picco della malattia previsto nel nostro emisfero, ma non sempre si rivelano perfettamente efficaci, come ha accertato un rapporto Istisan commissionato dall’Istituto superiore della sanità sul vaccino trivalente usato nella stagione 2015-2016, che fornì una copertura “moderata” per uno dei tre ceppi virali e “nulla” per gli altri due.

«In effetti la somma dei decessi registrati nei mesi di gennaio e febbraio del 2017 sembra simile a quella del 2015 che fu un picco eccezionale – osserva il dottor Cipriani – C’è anche una possibile spiegazione demografica sull’accumulo dei “grandi vecchi” portati dalla medicina ad età più avanzate, ma non sempre in buone condizioni, per cui si può verificare un effetto “harvesting”, secondo cui arrivano ad un punto estremo di vita tutti insieme e poi basta un problema esterno anche non grande (caldo, freddo, bassa vaccinazione o scarsa efficacia vaccinale, circolazione di virus più aggressivi) per causare un picco di decessi».

L'ipotesi alternativa. Ma c’è anche una spiegazione legata alla storia del nostro paese, una tesi sostenuta l’anno scorso dai ricercatori Cesare Cislaghi, Giuseppe Costa e Aldo Rosano in un articolo per la rivista “Epidemiologia e Prevenzione”. Secondo i tre studiosi, prima del 2015 mancavano all’appello delle statistiche molti ultranovantenni, perché si fecero meno figli durante la Prima guerra mondiale, poi ci fu l’epidemia di febbre spagnola e molti di quelli che sopravvissero furono chiamati alle armi durante la Seconda guerra mondiale (e molti di loro morirono). Quando le “coorti” di nascita successive al 1920 sono diventate ultranovantenni, cioè ora, si è verificato rispetto agli anni precedenti un grande aumento di persone in quella fascia di età, persone che naturalmente sono più vicine alla morte. Complessivamente, nei primo otto mesi dell’anno a Prato c’è stato un aumento dei decessi pari al 7,2%: 1. 305 contro i 1.217 dell’anno precedente. Oltre al picco di gennaio, se n’è registrato uno a maggio (+21,6%). Per trovare numeri così alti bisogna tornare indietro al 2012, quando i decessi nei primi otto mesi furono 1.309. I decessi di ultrasessantacinquenni da gennaio ad agosto sono stati 105 in più dell’anno precedente (76 di questi avevano più di 85 anni).

"Vaccinarsi è indispensabile". Se anche venisse dimostrato che tra le cause del picco di decessi registrato a gennaio 2017 ci sia una scarsa efficacia del vaccino anti-influenzale, questo non significa che non ci si deve vaccinare. «Tutt’altro - dice l’epidemiologo Francesco Cipriani - Vaccinarsi è indispensabile e sempre utile, aiuta a combattere anche le complicazioni delle malattie cardio-vascolari».