Maltrattamenti alla casa di riposo: "L'ambulanza non la chiamo, tanto muori stasera" - Video

di Paolo Nencioni

Processo per il caso della Rsa di Narnali: la terribile testimonianza di uno dei due tirocinanti che fecero iniziare l'inchiesta

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PRATO. "Respiri male? Noi l'ambulanza non la chiamiamo, tanto muori stasera... Anzi ora ci firmi un foglio e ci lasci la casa". E giù risate. Si divertivano, stando al principale teste dell'accusa, alcune tra le infermiere e le operatrici socio-sanitarie in servizio nel 2014 alla casa di riposo di Narnali, mentre sbeffeggiavano le anziane ospiti della Rsa. Frasi terribili, rievocate oggi, 16 gennaio, nel corso del processo a carico di quattro infermiere e Oss della struttura, cioè gli imputati che hanno scelto il rito ordinario (altri nove sono stati condannati nel novembre 2016 dal gup Angela Fantechi).

Sul banco dei testimoni è salito Michele Corsetti, uno dei due tirocinanti (l'altro è Diego Longo) dai cui racconti è iniziata l'indagine della squadra mobile che ha fatto emergere una lunga serie di maltrattamenti, quasi sempre verbali ma in certi casi anche fisici, ai danni degli anziani che nel 2014 hanno avuto la sfortuna di essere ricoverati nella casa di riposo di Narnali.

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Corsetti ha risposto a lungo alle domande del pubblico ministero Egidio Celano, davanti al giudice Francesca Scarlatti, concentrandosi sulle due figure con le quali ha lavorato per un mese a Narnali, l'infermiera tutor Maria Cristina Latessa e l'operatrice socio-sanitaria Lidia Del Medico. Lui stesso, ha detto, era continuamente sbeffeggiato dall'infermiera e per questo non sarebbe intervenuto quando gli toccò di assistere all'episodio della donna che respirava male: "Volevo imparare la professione e mi sono trovato davanti gente così...".

Dopo essersi messo in contatto con la polizia, Corsetti ebbe modo di registrare col telefonino le offese a un'altra paziente, apostrofata con epiteti pesantissimi a sfondo sessuale. Una donna bloccata a letto, che non si poteva difendere. Quella registrazione è ora agli atti del processo. Rispondendo alle domande dell'avvocato difensore di Cristina Latessa, Antonino Denaro, il testimone è sbottato: "Quella donna mi fa schifo, mi auguro di non vederla mai più, nessuno dovrebbe trovare un'infermiera come lei". Anche se poi ha detto che dal punto di vista professionale, strettamente medico, l'infermiera faceva il suo dovere.