Minacce al poliziotto, "Se chiami il carro attrezzi ti servirà il carro funebre": assolto

di Paolo Nencioni

Un automobilista trovato ubriaco al volante è stato processato anche per resistenza, ma il giudice l'ha assolto perché "il fatto non costituisce reato"

PRATO. "Se chiamate il carro attrezzi per portare via la mia macchina poi dovrete chiamare un carro funebre per voi". Sembrava una chiara minaccia, ma il giudice non è stato dello stesso avviso e al termine del processo con rito abbreviato ha assolto l’imputato “perché il fatto non sussiste”. Bisognerà attendere 90 giorni per leggere le motivazioni della sentenza del giudice monocratico Micaela Lunghi. Intanto si può solo raccontare la storia, che ha per protagonista un fiorentino di 46 anni che alla fine di agosto 2015 fu fermato dalla polizia stradale di Prato mentre era al volante della propria Bmw Z4 con un tasso di alcol nel sangue di oltre tre volte il limite di legge.

Per questo l'uomo, difeso dall'avvocato Elisa Marino, è stato processato con le accuse di guida in stato di ebbrezza e resistenza a pubblico ufficiale, perché di fronte alle contestazioni degli agenti (costituiti parte civile con l’avvocato Eugenio Zaffina), stando al capo d’imputazione, avrebbe reagito dicendo di lasciarlo andare: "Sono un autista, mi serve la patente, così mi rovinate, tanto poi se vi incontro per la città so io cosa fare". E ancora: "Invece di rompere i coglioni a me, andate a prendere gli spacciatori che sono in piazza Mercatale. Anche se siete in quattro vi sventolo all’aria". E infine: "Prova a chiamare il carro attrezzi e tu mi porti a Sollicciano, scommetti? Tu hai fatto l’arresto dell’anno con tutta la merda che c’è a giro in piazza Mercatale, sei vergognoso, va via". Ma stando alla sentenza il fatto non costituisce reato, in relazione all'accusa di resistenza a pubblico ufficiale. Per l'accusa di guida in stato di ebbrezza l'imputato verrà giudicato in un secondo momento, e da quella sarà più difficile difendersi.