I risparmiatori traditi vogliono il Tintoretto di Gianni Zonin

di Pasquale Petrella

Gli azionisti della Banca popolare di Vicenza ammessi a un nuovo sequestro conservativo su alcuni beni dell'ex presidente

PRATO. Un ritratto di donna di Jacopo Tintoretto (1515-1594) e le azioni della Casa vinicola Zonin 1821 sono i beni di Gianni Zonin ex presidente della Banca popolare di Vicenza, finiti sotto la lente di ingrandimento dei creditori pratesi. La contestazione del reato di ostacolo all'esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza, nello specifico alla Consob e alla Banca d’Italia, ha permesso agli avvocati Francesca Meucci e Francesco Querci di Prato, in rappresentanza dei loro oltre cento clienti fra privati e società, di presentare una nuova richiesta di ammissione a soddisfare i crediti anche in questo procedimento. In più hanno ottenuto di poter inserire anche coloro che sono stati convinti ad acquistare non solo le azioni bensì anche le obbligazioni della BpV dal 2014 in poi, quando ormai la banca era compromessa ma ai clienti veniva ancora paventata la solidità della stessa.

«Grazie all’ammissione come parte civile in questo secondo filone di inchiesta abbiamo già ottenuto un piano di sequestro conservativo che però deve essere eseguito – dice l’avvocato Querci – Abbiamo intenzione di far pignorare il quadro del Tintoretto trovato nella villa settecentesca di Giovanni Zonin a Montebello che, è vero che è già stato oggetto di pignoramento da parte di altri creditori, ma l’ufficiale giudiziario ne ha fatto una stima molto bassa (poche migliaia di euro ritenendolo un falso d’autore ndr). Stiamo cercando un esperto che lo valuti perché se è un quadro autentico vale sicuramente molto di più (si parla di almeno un milione di euro, seguendo le valutazioni di altre opere dello stesso autore, ndr). Qualora venisse confermata che non si tratta di un’opera autentica passeremo al pignoramento delle azioni possedute da Giovanni Zonin nella Casa vinicola Zonin 1821 e che lui ha donato in fretta e furia negli ultimi anni ai propri figli. La legge ci consente di poter agire anche su quei beni perché come sappiamo le donazioni sono a titolo gratuito e la giurisprudenza consente ai creditori di poterle revocare». Anche nel caso delle azioni della Casa vinicola Zonin 1821 la stima sembrerebbe bassa ma in realtà, in un recente articolo sul Sole 24Ore è uscita la notizia di un aumento di capitale per settanta milioni di euro con un interessamento da parte di un fondo Usa.

«Fino ad oggi per la costituzione di parte civile sul filone delle accuse di aggiotaggio, falso ed ostacolo alla vigilanza della Banca d’Italia abbiamo ottenuto sequestri conservativi per circa quattrocentomila euro – dice l’avvocatessa Francesca Meucci – I crediti vantati dai nostri clienti si aggirano fra i due milioni e i due milioni e quattrocentomila euro».

«Purtroppo non possiamo non registrare quanto questo processo sia non solo complesso con questioni molto articolate, ma anche il clima ostativo e spesso escludente nei confronti delle parti civili. Abbiamo intenzione di andare fino in fondo per tutelare i diritti dei nostri clienti e qualora dovessimo continuare a constatare il boicottaggio da parte di chi invece dovrebbe agevolare la tutela dei diritti delle parti lese, non avremo difficoltà ad appellarci alla Corte Europea per la difesa dei diritti umani». Sabato prossimo ci sarà una nuova udienza preliminare davanti a Roberto Venditti, giudice delle udienze preliminari del Tribunale di Vicenza.

«Nella nostra denuncia abbiamo rappresentato anche una condotta truffaldina su più livelli della banca – continua l’avvocatessa Meucci – Ma di questo i pubblici ministeri non sembrano avere ancora deciso il da farsi. C’è una eccessiva parcellizzazione delle accuse, finora non esaustive e che ledono pesantemente le parti offese che devono costituirsi parte civile in ogni nuovo procedimento, rendendolo così stancante. Abbiamo ufficialmente chiesto di essere informati su tutte le procedure nate a Prato e di cui non si sa dove siano andate a finire», conclude l’avvocatessa Meucci che, insieme all’avvocato Querci, presenta in conferenza stampa anche i necessari collaboratori per stare dietro a questo complesso procedimento: l’avvocatessa Elena Spagnesi, la dottoressa Floriana Cepele ed il dottor Massimo Bianchi. Uno stato di difficoltà che per l’avvocato Querci potrebbe avere una spiegazione: «Noi chiediamo che venga chiamata a rispondere dei danni creati dalla Banca popolare di Vicenza ai propri azionisti, anche Banca Intesa come nuova proprietaria della BpV. E’ chiaro che questo venga contrastato a tutti i livelli perché altrimenti, se ammesso, verrebbe messo in discussione lo stesso piano nazionale di salvataggio delle banche».