Non riesce a vedere i due figli e si rivolge al Csm

di Francesco Albonetti

Prato, l’ultima mossa disperata di un operaio: l’ex moglie, nonostante le decisioni del giudice, è scappata coi bimbi in Marocco

PRATO. Lei prende i figlioletti di 6 e 8 anni e li porta in Marocco senza rispettare i tempi di preavviso imposti da un sentenza del tribunale. Poi torna a Prato ma di farli vedere al marito non ne vuole far sapere. Chiama polizia e carabinieri ma non riesce a venirne a capo. Esasperato, si convince che qualcosa non funziona nel tribunale, che non riesce ad imporre le proprie sentenze e decide di scrivere al Consiglio superiore della magistratura. Per risalire all’inizio della turbolenta vicenda di figli contesi, bisogna tornare a sette anni fa, quando la coppia decide di separarsi. Lui è un operaio pratese di 50 anni, le una donna di origine marocchina.

Hanno due figli, un maschio di 8 anni e una femmina di 6. Vittime inconsapevoli di una situazione davvero pesante, che dal 2011 va avanti a suo di denunce e cause intentate dall’una e dall’altra parte. La prossima udienza è prevista per il 19 settembre. «Si è presa i miei figli e li ha portati in Marocco senza dare nessun preavviso» racconta l’uomo esasperato, difeso dall’avvocatessa Elena Casavecchi, che in agosto ha presentato al questore un’istanza per chiedere la revoca del passaporto dei figli perché la donna non aveva rispettato i tempi di preavviso, violando peraltro quanto stabilito nella sentenza di separazione: che il padre potesse vedere i figli i primi tre sabati e domeniche di ogni mese e un pomeriggio alla settimane prendendoli da scuola e sino alle 20, nonché tre settimane durante il periodo estivo.

«Non ho trascorso con loro neppure un giorno di ferie nel mese di agosto - prosegue l’operaio - E la beffa è che mia moglie appena se n’è andata mi ha inviato una foto scattata in ’aereo nella quale i bambini mi salutano». Un documento che l’avvocato ha allegato alla sua denuncia.

L’uomo fa anche notare le notevoli spese che ha dovuto sostenere per le cause, nonché la trattenuta in busta paga di 658 euro per il mantenimento dei figli (che non può vedere) e della moglie. «Ce ne sarebbe abbastanza per costringerla a ridarmi i bambini – conclude – ma non basta perché le forze dell’ordine a cui mi sono rivolto per l’ennesima volta, non possono intervenire senza un mandato preciso del giudice. Per questo ho maturato l’idea di rivolgermi direttamente ai giudici del Csm e al presidente della Repubblica». Questa è la versione dell’uomo, suffragata da diversi documenti, che però non bastano a risolvere la drammatica vicenda di figli contesi.