«Sono Romina Carrisi Power e voglio lasciare il mio segno»

di Teresa Giannoni

La figlia di Al Bano e Romina rivendica la sua indipendenza dai genitori famosi e con Emanuele Barresi prepara a Livorno “La smania per la villeggiatura”

LIVORNO. Se le fai qualche domanda sui suoi genitori lei alza subito un muro e si irrigidisce: «Non parlo di loro, voglio parlare di me. Non sono abbastanza interessante?». I suoi non sono genitori qualunque, sono Romina Power e Al Bano, riappacificatisi nel nome del successo, attualmente impegnati in una tournée in Germania dopo che il cantante di Cellino San Marco si è ripreso dalla crisi cardiaca. La figlia, che all'anagrafe si chiama Romina Carrisi da qualche anno ha assunto anche il cognome Power. Se la notorietà della famiglia le pesa non deve essere facile scrollarsela di dosso.

Ora Romina Carrisi Power, 29 anni, bruna, viso struccato e capelli lunghi neri, affronta per la prima volta il palcoscenico come protagonista della commedia di Carlo Goldoni “Le smanie della villeggiatura” con la Compagnia degli Onesti dell'attore e regista livornese Emanuele Barresi.

Il debutto sarà il 20 gennaio a Budrio, in provincia di Bologna, ma le prove si stanno svolgendo in questi giorni a Livorno al teatro Quattro Mori. Poi li attende una tournée che toccherà la Toscana soltanto al teatro di Rifredi dal 7 al 12 marzo. Romina sarà Giacinta, ragazza tanto intelligente da sembrare quasi moderna, che Goldoni ha immaginato in vacanza a Montenero.

Ci racconti un po' di sé? Perché ha deciso di fare l'attrice?

«Volevo fare l'attrice da quando avevo 12 anni, mi mettevo davanti allo specchio e rifacevo le scene dei film. Non c'è mai stato altro che volessi fare. Non so se è stato un richiamo inconscio del sangue, visto che da generazioni la mia è una famiglia di attori, o se è stata una scelta spontanea. Ho sempre sentito la necessità di vivere molte vite: una sola non mi bastava, non me la sentivo comoda. Era un modo per evadere».

E così ha voluto aggiungere al cognome paterno anche quello materno.

«L'ho fatto in omaggio a mio nonno: non volevo che morisse il cognome Power. Per tanto tempo i miei avi sono stati attori in Irlanda, in Inghilterra e poi in America. Non c'è stato soltanto mio nonno Tyrone Power, anche suo padre Tyrone Power Senior recitava Shakespeare e nei film del periodo muto. Anche mia madre ha iniziato come attrice poi è diventata qualcosa di più perché lei ha quel certo non so che».

Com'è il rapporto tra voi?

«Bello. Ma non mi piace parlare dei miei genitori. Ad altri attori non si chiede mai dei loro genitori. Io invece devo essere sempre quella che parla degli altri più che di me stessa. Ho rifiutato interviste anche ben pagate per questo motivo. Ho fatto tanto per essere indipendente. Me ne sono andata giovanissima ad abitare a Los Angeles, anche se potevo benissimo restare qui andando in televisione a parlare nei salotti. Sarebbe stata la strada più comoda ma non era quella che avevo scelto».

Che esperienze di recitazione ha fatto?

«Ho iniziato a 14 anni nel film “Padri” di Riccardo Donna. Poi ho sospeso perché dovevo continuare il liceo internazionale a Roma. Nel 2005 ho avuto la brillante idea di partecipare all’Isola dei Famosi. Non l'avessi mai fatto, nessuno dopo mi ha preso sul serio come attrice. E così ho deciso di andare in America a studiare recitazione seriamente. E ora eccomi qui».

Le piace il suo personaggio nella commedia?

«Molto. Giacinta è una donna moderna, forte, quasi una femminista per i suoi principi. Vuole essere rispettata dall'uomo che non le deve mettere i piedi in testa. Non è una molto romantica, io invece lo sono e dovrò trovare il lato più materialista della mia personalità».

Ecco, il suo lato romantico. Lei ha pubblicato anche un libro di poesie...

«Sì, si intitola “Se solo fossimo altrove”, continuo a scrivere poesie e anche racconti. Il tema è l'amore, più che altro l'assenza dell'amore. Quando si è felici e innamorati non si scrivono poesie, io invece stavo con un ragazzo invisibile che non mi sapeva dare amore, affetto».

Allora fare l'attrice non è il suo unico scopo...

«Da questa esperienza in palcoscenico ho intenzione di imparare umilmente tutto quello che posso. Ma mi interessa molto il cinema: ho già realizzato un cortometraggio che presento ai festival e sto scrivendo una sceneggiatura. Sarà una commedia al femminile. Ho tanto da dare e voglio lasciare il mio segno».

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