Il sindacalista della Filcams

Dipendenti senza busta o assicurati a metà tempo

LIVORNO L’assunzione è per 12-15 ore a settimana. Il lavoro reale di 60. Dimostrarlo davanti a un giudice del lavoro «difficile, a meno di non avere almeno due testimoni». Giorgio Rocchiccioli è un sindacalista della Cgil che si occupa di turismo da quasi 30 anni. Fa parte del direttivo Filcams della provincia di Lucca. Legge l’inchiesta de Il Tirreno e non esita a commentare: «I datori di lavoro del turismo cercano di assumere al massimo risparmio. Da quando la crisi si è fatta sentire, il fenomeno è peggiorato. La Versilia è l’esempio evidente di risparmiare sul costo del lavoro». Rocchiccioli indica due strade. Quella legale (almeno da un punto di vista formale) e quella illegale, il lavoro nero. RISPARMIO LEGALE E ILLEGALE Quella legale comporta che le imprese «assumano personale part-time o con la qualifica di apprendista, in modo da risparmiare sui contributi oltre che sullo stipendio». Quella illegale, invece - che «come Cgil denunciamo senza sosta - è il lavoro nero. Mi capita spesso di vedere arrivare persone che ci dicono: “Sto lavorando in questo stabilimento balneare da maggio, giugno, ma non ho neppure il contratto”. A volte non hanno neppure la busta paga. A quel punto, mandiamo il lavoratore al Centro per l’impiego per farsi stampare la sua posizione: almeno riusciamo a capire se l’azienda lo abbia assunto, come lo abbia inquadrato, con quale orario e così via». STRAORDINARI IGNORATI Chi ha la busta paga è un po’ avvantaggiato «ma non così tanto. Infatti - spiega Rocchiccioli - quello che vedo tante volte non è legale. Al lavoratore viene pagato solo l’orario contrattuale, 6 ore e 40 minuti al giorno, quando ne lavora almeno dieci. Solo che dimostrare e reclamare il pagamento degli straordinari e il mancato riposo Servono i testimoni, almeno due. È fondamentale soprattutto per chi è assicurato part-time e lavora 60 e più ore a settimana, ma è pagato per 12 o 15». Casi del genere sono molto frequenti «e nessuna impresa del turismo è esente: alberghi, ristoranti, bar, stabilimenti balneari. Gli imprenditori cercano di risparmiare, ma a scapito dei diritti dei lavoratori». Che, però - secondo quanto scrivono al Tirreno - sono anche poco propensi a rivolgersi ai sindacati. SFIDUCIA NEL SINDACATO «Capisco che ci possa essere un clima di sfiducia - dice Rocchiccioli - però non tutti i sindacati sono uguali. La Cgil, ad esempio, specialmente per lavoratori del turismo, da quest’anno ha attivato una campagna di informazione e denuncia sullo sfruttamento. I nostri sindacalisti girano piazze e spiagge per informare i lavoratori sui loro diritti. Inoltre, non dimentichiamoci che il nostro campo di azione è limitato. Ci muoviamo all’interno di perimetri stabiliti dalla legge e dai contratti. Ad esempio, non possiamo avere rappresentanti sindacali in aziende con meno di 15 dipendenti. Quindi non possiamo entrare quasi mai nelle imprese del turismo che hanno pochi lavoratori». Mentre le associazioni di categoria come Confesercenti e Confcommercio «dovrebbero spiegarci perché non si danno da fare per rinnovare i contratti di settore bloccati dal 2013».