Vaccini: la storia e i perché. L'incontro al Tirreno aperto ai lettori

di Gian Ugo Berti

Due secoli di ricerca, milioni di persone salvate e un dibattito sempre aperto

Dieci motivi per vaccinarsi secondo l'esperto dell'Asl

“Parliamone insieme”: è semplice e aperto il titolo scelto per l’incontro di venerdì 6 alle 18 al Tirreno (viale Alfieri 9, Livorno). Un dibattito che coinvolgerà quattro esperti: Paolo Biasci, Vice-Presidente Federazione Italiana Medici Pediatri, Marco Granchi, Commissione Vaccini ASL Nord Ovest Toscana, Spartaco Sani, Direttore Unità Operativa Malattie Infettive, Livorno, Alberto Tomasi, Responsabile Area Igiene Pubblica, Azienda Toscana Nord Ovest. Modera Gian Ugo Berti medico, presiede Luigi Vicinanza direttore de Il Tirreno.

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Nel 1805 in Francia, per ordine di Napoleone Bonaparte, in Italia nel 1888 con la legge Crispi – Pagliani: date importanti per la prima vaccinazione obbligatoria, l’antivaiolosa. Alle spalle, nel tempo, la prima somministrazione da parte dell’inglese Edward Jenner nel 1796. Innestò, nel braccio di un bambino di otto anni, una piccola quantità di materiale purulento, prelevato dalle ferite di una donna malata di vaiuolo vaccino, la forma di vaiolo che colpiva i bovini e, in forma lieve sulla pelle, anche gli allevatori. Il piccolo non presentò alcun disturbo. Era diventato, cioè, immune alla forma umana del vaiolo. Di fatto, era nata la vaccinazione, come metodo per sconfiggere le malattie infettive impedendo il contagio dei soggetti sani. Poi arrivò la scoperta del francese Louis Pasteur per la rabbia, somministrando il vaccino su un bambino di 9 anni, morso da un cane rabbioso ed ancora l’americano Albert Sabin nella poliomielite. Fra il 1947 ed il 1950, negli USA egli sviluppò, infatti, una tecnica per attenuare il virus in modo tale da ottenere un vaccino somministrabile per via orale. Il vaccino, così ottenuto, divenne la prima arma in tutto il mondo per la lotta alla poliomielite e, dopo di loro, molti ancora.

Si tratta ogni volta d’intuizioni, anche fortuite, certo seguite da innovazioni che hanno però cambiato la storia della salute del genero umano. Non si è trattato di percorsi facili e lineari, in quanto certezze e dubbi si sono susseguiti sia fra gli stessi ricercatori che nel mondo scientifico. Comunque, il progredire della scienza ha permesso di superare ostacoli che , in varie epoche, stavano mettendo a rischio l’incolumità d’intere popolazioni.

Il vaccino è un farmaco e, come tutti, può presentare effetti collaterali, tal’ora anche concreti. In ogni modo, la medicina si basa, nel suo divenire, sull’esperienza oggettiva ovvero sul ruolo prioritario dei grandi numeri. In sostanza, un singolo caso deve essere valutato nella giusta maniera ma, per dare valide indicazioni, ne occorrono altri, tanti. Si tratta cioè, passo dopo passo, di dover fare delle scelte e, dunque, la ricerca deve disporre del maggior numero possibile di elementi valutativi attendibili.

L’uomo non è una macchina e le scoperte scientifiche nascono con il costante lavoro della ricerca, senza scadenze o programmazioni. E’ indubbio, però, che indietro non si torni. Dunque, nel cammino in avanti si scoprono realtà nuove e, nello stesso tempo, inimmaginabili con cui confrontarsi. E’ una sfida continua. Ciò che appare oggi irraggiungibile, in un futuro più o meno prossimo può invece essere raggiunto. Difficoltà non mancano eppure, senza progresso, l’umanità sarebbe rimasta al palo.

E’ davvero strano il mondo. Noi disponiamo dei vaccini ed una corrente di pensiero non li vuole. Nel terzo mondo, al contrario, li vorrebbero ma, non potendoli avere, si continua a morire. Non sono perfetti, ma davanti ad una realtà oggettiva di malattie che ritornano e si diffondono se non contrastate con la profilassi vaccinica, potremo arrivare ad un punto d’incontro: sono il male minore. Forse è poco però, davanti a popolazioni che vengono sterminate dalle malattie infettive, è già tanto.

Il nostro può essere in definitiva, come tutti, un discorso anche opinabile. Lo accettiamo. D’altra parte ognuno possiede una propria verità, una sua ricetta della salute ed, al contempo, nessuno è perfetto. Consideriamo allora, in chiave di critica costruttiva, che il nostro ragionamento sia presumibilmente errato. Quindi, ribaltiamo il problema: davanti alla disponibilità di prevenire una malattia infettiva attraverso la somministrazione di uno specifico vaccino, il cittadino è libero di scegliere, in pratica di attenersi o meno alle disposizioni istituzionali di legge. Non dimentichiamo, in ogni caso, che la caratteristica particolare di queste affezioni è la trasmissibilità da persona a persona e da animale all’uomo. E questa rappresenta una differenza, rispetto ad altre malattie, realmente sostanziale, che va tenuta presente. In una parola, virus e batteri circolano a loro piacimento dentro e fuori di noi, nell’ambiente in cui viviamo, fra la gente che incontriamo. Non esistono efficaci confini od ostacoli, se non appunto, in molti casi, la vaccinazione.

Conclusione: se ognuno, individualmente, facesse cosa gli pare, sì o no, il discorso potrebbe paragonarsi al Codice della Strada che stabilisce di “tenere la destra”. Anche qui, la sicurezza del singolo è legata alla sicurezza dell’altro, un po’ come le malattie infettive. Lasciamo solo immaginare a ciascuno – come messaggio di riflessione - cosa succederebbe se ogni guidatore potesse decidere in qualsiasi momento di procedere sul lato destro o sinistro della carreggiata. Possiamo pensarci?