Modì, i nudi che fecero scandalo stregano Londra: la mostra al Tate Modern è già record - Video

di Cristiana Grasso

Cento capolavori alla Tate Modern consacrano il pittore livornese. I protagonisti sono i nudi bollati come osceni nella personale del ‘17

LONDRA. Gli onori di casa, e “casa” sono le sale del terzo piano della Tate Modern, Modigliani li fa proprio all’inizio della mostra dietro la maschera ambigua e pensosa del Pierrot, il suo autoritratto (“Autoritratto come Pierrot”, 1915) forse più famoso... In quello sguardo per metà cieco, in quelle labbra strette come a trattenere le parole, sembra stare la soddisfazione amara per la rivincita arrivata come spesso accade troppo tardi o l’amarezza per quella breve esistenza vissuta accanto ai più grandi ma senza essere riconosciuto “in vita” come uno di loro... Un volto da Pierrot, un fantasma, che ora si aggira tra questo centinaio di opere raccolte nel tempio dell’arte che si affaccia sul Tamigi per questo omaggio kolossal al suo talento e al suo genio, un omaggio così convinto che la mostra, che chiuderà il 2 aprile, si intitola “Modigliani” e basta, perché basta il nome quando alla fine “grandi” lo si è diventati davvero.

In poco più di una settimana il Modì show ha già registrato il record di presenze da grandi eventi mentre pubblico e critici restano rapiti dal fascino del personaggio e da come, tappa dopo tappa - compresa quella dove si sosta e ci si siede per entrare nel suo studio parigino grazie ad una sorprendente opera di realtà virtuale - Amedeo Modigliani da Livorno sembri accompagnare il visitatore raccontandosi senza pudori e forse con qualche rimpianto. Certamente anche con ironia.

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Ironia sua e della sorte che per esempio sparpaglia sulle pareti di uno dei più grandi poli artistici del mondo dodici nudi, quei nudi che esattamente 100 anni fa, esattamente il 3 dicembre del 1917, provocarono l’irruzione della polizia e la chiusura della prima “personale” che Modigliani era riuscito a mettere in piedi. Del resto sono questi nudi una delle principali attrazione della mostra, nudi femminili ovviamente, che Modigliani realizzava con modelle disposte a posare per pochi soldi, lo sguardo maschile sul mondo femminile che a distanza di tanto tempo sembra ancora carico di tutte le sue contraddizioni, amore e distacco, bellezza e mercificazione. E non per niente sono proprio questi affascinanti corpi di ragazze quasi sempre sdraiate o sedute le opere più quotate del pittore labronico.

Alla storia è passata l’asta in cui è stato venduto un paio di anni fa il suo “Nu cuché” per 170 milioni di dollari, qui ci sono il celebre “Grande nudo disteso” del MoMa di New York e il “Nudo seduto” del Royal Museum of Fine Arts di Anversa. Ma l’esposizione, curata da Nancy Ireson e Simonetta Fraquelli, di Modigliani o almeno del suo periodo parigino non vuole solo raccontare lo sguardo carico di languido erotismo ma anche le amicizie, gli amori e l’Amore. Quello per Jeanne che nella mostra appare in una foto bella e composta, in posa per il convenzionale scatto in un bianco e nero che si rannicchia lontano dai colori dell’arte e dai volti allungati del suo Modì, dalla storia disperata di tanta passione e tanto dolore, la morte di lui, il suicido di lei e quella loro bambina, Jeanne, che fino all’ultimo giorno della sua vita lavorerà per custodire la talentuosa memoria del padre raccontandolo anche in una biografia raccolta e pubblicata a Livorno da Grafhis Arte e galleria Guastalla.

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E poi ricompare nel famoso ritratto (Jeanne Hébuterne 1919), uno dei tanti che Amedeo le fece: dolce, pensosa, luminosa. È vicino a quello di Beatrice Hastings (del 1915), scrittrice inglese e storica amante dell’artista. Quindi gli amici, e anche i nemici: Picasso, Diego Rivera, Jean Cocteau, Juan Gris e Max Jacob. C’è Parigi, c’è la Francia del sud (l’artista visse anche là) ma c’è anche Livorno che spunta in un altro dei più conosciuti quadri di Modì, “Il mendicante di Livorno”. Lo realizzò nel 1909, pare proprio nella sua città, durante uno dei suoi vari e tormentati “ritorni”.