cultura

Sequestro Moro e olocausto nel nuovo noir di Riccardi

di Lara Loreti

Roberto Riccardi, capo ufficio stampa dell’Arma, già comandante provinciale dei carabinieri a Livorno, approda ad Einaudi con l’ultimo libro "La notte della rabbia"

LIVORNO. Ogni mattina Leone si alza, va in cucina e prepara due caffé: uno per sé uno per sua moglie. Lei non c'è più da anni. Ma per il colonnello dell'Arma Leone Ascoli dimenticare il passato non è facile. Sopravvissuto alla Shoah, si porta dietro un bagaglio ingombrante. Fatto di dolore e rabbia, ma anche di determinazione e voglia di ripartire ogni volta da capo. Un po' come con le indagini. Analisi, lucidità, passione. Questa volta per le mani ha un caso grosso. Anzi due.

Li racconta con ritmo serrato e senza sbavature un carabiniere vero, Roberto Riccardi, 51 anni, nato a Bari e adottato da Roma, che oltre a essere un ufficiale dell'Arma, responsabile nazionale dell'ufficio stampa, è anche uno scrittore di successo, specializzato in noir. È uscito nei giorni scorsi il suo "La notte della rabbia", edito da Einaudi. Un romanzo con un'ambientazione storica ben precisa: siamo a Roma negli anni Settanta, tempo di terrorismo. E c'è un rapimento ad opera delle Sap, interpretazione letteraria delle Br, come spiega l'autore. La vittima è il professor Marcelli, personalità sul trampolino di lancio della politica nazionale. Un'indagine complessa, che parte da una testimone, una donna che avrà un ruolo chiave nella narrazione. Ma il sequestro non è l'unico caso che tiene altissima la tensione di Leone. Alla sua porta bussa anche Bepi, il partigiano che gli salvò la vita ad Auschwitz. Il suo messaggio è sconvolgente: in città è arrivato Helmut, l'aguzzino che nel campo di concentramento sterminò la famiglia di Ascoli. Oggi è un uomo potente: una spia che fa il doppio gioco tra le due anime della Germania.

 

La presentazione del libro alla Feltrinelli (Marzi/Pentafoto)


La trama si snoda fra intrecci, colpi di scena e una descrizione perfetta di un momento storico che ha segnato profondamente il nostro Paese. Ce la racconta l'autore, già noto per "La firma del puparo" e "Il prezzo della fedeltà", solo per citare le sue ultime due opere, molto apprezzate dalla critica. Scrittore profondo, ma anche militare di grande esperienza, con un curriculum fatto di missioni in Bosnia e Kosovo, e prima Palermo negli anni delle stragi.

Come nasce, dunque "La notte della rabbia"?

«È un romanzo - racconta Riccardi - di cui sono molto soddisfatto perché sono riuscito a mettere insieme i temi che più mi interessano come la Shoah, il terrorismo, la guerra fredda, da cui c'è molto da imparare. L'ho scritto a Livorno (dove l’autore è stato comandante provinciale prima di tornare a Roma, ndr) nel giro di sei mesi. Il messaggio più importante del libro è che il male non ha colore: nella storia infatti emergono in maniera netta il dolore e i danni provocati sia dai fascisti sia dai brigatisti. Il romanzo può essere considerato la controstoria del sequestro Moro su cui ho letto di tutto nel corso del tempo».

Ma cosa affascina di più l’autore degli anni di piombo?

«È stato un periodo di forti trasformazioni dopo il boom degli anni Sessanta. Basti pensare - prosegue Riccardi - al fatto che all'epoca c'erano 5000 giovani effettivi nelle organizzazioni sovversive, soprattutto nelle Br. Ragazzi spesso in rivolta contro i genitori, figli di politici, magistrati, partigiani: mi sono spesso interrogato su questo. E infatti c'è molto spazio nel libro a tali dinamiche. E si parla anche delle coppie che si formarono al tempo, all'interno delle bande armate».

Del suo protagonista, Leone, Riccardi dice che è un personaggio del tutto nuovo nel panorama letterario italiano.

«Il lettore - spiega - ci entra subito in empatia perché è molto umano. La sua personalità emerge in maniera potente, soprattutto perché è il passato che ritorna a tratteggiare la sua identità più nascosta. E da qui il titolo "La notte della rabbia", sentimento con cui dovrà fare i conti».

Tra Leone Ascoli e il suo papà letterario, naturalmente, non mancano le somiglianze. A parte il lavoro, anche alcuni lati caratteriali sono gli stessi.

«La determinazione, ma anche l'ironia. Leone è un uomo che sa trovare la chiave giusta per affrontare anche le situazioni emotive più critiche e che riesce a sdrammatizzare con un sorriso, condiviso con il magistrato Tramontano, figura di alleggerimento».

Con “La notte della rabbia”, infine, Riccardi è approdato a una casa editrice storica come Einaudi.

«Sono molto felice - confessa - anche se resto umile, lo sono di natura. Certo, per me è un bel traguardo pubblicare con una casa che ha fatto la storia dell'editoria italiana. Se sto scrivendo un libro nuovo? Per il momento no, ma vedremo».

Mercoledì 6 dicembre Roberto Riccardi ha presentato il suo libro a Livorno presso la Feltrinelli, l'occasione per parlare dell'opera, per aprire un dibattito interessante sulla storia, dagli anni di piombo all'olocausto, ma anche di riabbracciare vecchi amici. Poi l'ufficiale-scrittore annuncia un nuovo progetto: «A gennaio per Mondadori uscirà "Carabinieri per la democrazia", di cui sono curatore, storie dei militari vittime dei terrorismo: ne abbiamo persi 36».

Il colonnello Riccardi e il suo nuovo libro ispirato al sequestro Moro