La colf e il mostro, love story fastosa per gli occhi e la mente

di FABIO CANESSA

Per San Valentino arriva in sala “La forma dell’acqua” di Guillermo del Toro Fiaba erotica, politica e visionaria premiata a Venezia e in corsa per 13 Oscar

Il cinema di qualità festeggia San Valentino in modo alternativo, presentando al pubblico italiano il film più importante dell’anno. La festa degli innamorati, di solito, è l’occasione per l’uscita nelle sale di commediole romantiche o melensi drammi sentimentali. Stavolta la si può trascorrere godendosi l’inedita storia d’amore tra una ragazza e un mostro. Accade in “La forma dell’acqua” del maestro messicano Guillermo del Toro, vincitore del Leone d’Oro all’ultima Mostra di Venezia e ora candidato a 13 Oscar.

Si tratta della consacrazione ufficiale del genere fantasy, campione di incassi mondiale da più di un ventennio, e ora assurto agli onori dei classici del cinema. Sdoganando così le legioni di fan delle saghe tolkieniane. È vero che il capolavoro di del Toro è un fantasy d’autore, con una vena erotica estranea a Frodo e agli hobbit, e dai richiami politici. Racconta la fantastica love story tra un’umile donna delle pulizie, sola e muta, e un mostro anfibio catturato dai servizi segreti americani negli anni Cinquanta della guerra fredda: in una confezione prodigiosa per invenzioni visive, rappresenta il riscatto dei diversi contro l’ottusità dei Trump di ogni epoca. Ma la fiaba erotica e politica si trasfigura in uno spettacolo fastoso e visionario di cinema purissimo, da lustrarsi gli occhi e la mente, nel quale un’estetica di prim’ordine si sposa con un’etica di robusto vigore.

Al centro, il tema della diversità: oltre ai due protagonisti, entrambi emarginati, i due amici che li affiancano, favorendo il loro amore, sono infatti una afroamericana angariata dal marito e un raffinato intellettuale gay. Insomma, i buoni sono i diversi, i cattivi sono invece i potenti della guerra fredda: politici senza scrupoli e scienziati che, nel laboratorio sinistro di Baltimora, compiono esperimenti crudeli. L’immaginario incantato dell’arte si contrappone come balsamo a una società spietata, il silenzio e la solitudine dei due innamorati vincono la cieca violenza di un mondo senz’anima. Su tutto, come suggerisce il titolo, ricorre la presenza salvifica dell’acqua.

Del Toro dissemina la sua opera di preziose citazioni, omaggiando il cinema di genere e i B Movie d’epoca, fin dall’aspetto del mostro, creato sul modello del cult movie “Il mostro della laguna nera” girato nel 1954 da Jack Arnold. Il resto lo fa l’ambientazione vintage, che rievoca alla perfezione colori, costumi e arredamenti degli anni Cinquanta, inquadrati con gran gusto e spruzzati dalla musica swingante di Glenn Miller. Così le 13 candidature all’Oscar attraversano tutte le categorie: dal miglior film alla migliore regia, dalla migliore attrice protagonista (Sally Hawkins) alla non protagonista (Octavia Spencer, l’amica di colore), dal miglior attore (Richard Jenkins nel ruolo del gay) alla migliore sceneggiatura, e poi la fotografia, i costumi, la scenografia, il montaggio, la colonna sonora, il sonoro e il montaggio sonoro. Manca solo il verdetto del pubblico, che non sarà deludente. Un fantasy è già garanzia di successo: se poi aggiunge la poesia onirica, l’erotismo e l’avventura da fumetto fantastico, la ricetta è a prova di bomba.

Intanto Guillermo del Toro è stato appena nominato, dalla Biennale di Venezia, presidente della giuria della Mostra del Cinema 2018. Il direttore Alberto Barbera lo ha definito «la generosità fatta persona, la cinefilia che non guarda solo al passato, la passione per il cinema capace di emozionare, commuovere e allo stesso tempo far riflettere». Come gli spettatori potranno confermare da domani.