Damilano ripercorre la fine di Aldo Moro

Era una mattina di marzo, un giorno iniziato come tutti gli altri per un bimbo delle elementari, che solo al ritorno da scuola avrebbe capito, dalla voce del Giornale Radio sul pulmino che lo...

Era una mattina di marzo, un giorno iniziato come tutti gli altri per un bimbo delle elementari, che solo al ritorno da scuola avrebbe capito, dalla voce del Giornale Radio sul pulmino che lo riportava a casa, perché i suoi compagni erano stati presi in anticipo dai genitori quella mattina. «Fu la giornata in cui diventammo grandi», sottolinea oggi Marco Damilano (nella foto), ricordando le ore drammatiche in cui Aldo Moro fu rapito in via Fani e i cinque agenti della scorta furono uccisi. Uno spartiacque per la nostra democrazia che il direttore dell’ Espresso analizza con tutte le sue conseguenze: politiche, sociali, anche personali. “Un atomo di verità - Aldo Moro e la fine della politica in Italia”, presentato ieri a Firenze, è un saggio di storia politica, ma anche un racconto in prima persona, un viaggio nella memoria personale e collettiva di quegli anni. Quella mattina del 16 marzo del 1978 non solo determinò la fine della Repubblica dei partiti, ma rappresentò sopratutto un dramma nazionale. Dopo via Fani, secondo l'autore,

comincia la lunga fine della Prima Repubblica: attraverso la dissoluzione della DC, la morte di Berlinguer, la caduta del Muro, Tangentopoli e la latitanza di Craxi in Tunisia, fino all'ultima stagione, inaugurata dalla sua metafora televisiva: il Grande Fratello.