Giorgio Ambrosoli un uomo libero

Stasera e domani su Raiuno la miniserie sull’omicidio del liquidatore della banca travolta dal crack Sindona

Si apre con l'omicidio di Giorgio Ambrosoli, la sera dell'11 luglio 1979, e si chiude con le dichiarazioni di Giulio Andreotti, che lo definì uno «che se l'andava cercando», la miniserie in due puntate “Qualunque cosa succeda”, dedicata all'avvocato milanese liquidatore della Banca privata Italiana travolta dal crack finanziario di Michele Sindona, che Raiuno trasmetterà oggi e domani (prima serata).

Una proiezione - l’anteprima di tre giorni fa in Banca d’Italia a Milano - da cui nessuno è uscito con gli occhi asciutti e che è culminata in un lungo applauso, con la platea in piedi a rendere omaggio alla memoria di Ambrosoli e al coraggio della moglie Annalori e del maresciallo della finanza Silvio Novembre, presenti in sala insieme al presidente della Rai Anna Maria Tarantola, a sua volta molto commossa, anche perché - come ha ricordato lei stessa - «negli anni in cui lavoravo qui, alla Banca d'Italia, ho conosciuto Ambrosoli ed è nata un'amicizia, tanto che pochi giorni prima della sua barbara uccisione era a cena a casa nostra: era particolarmente determinato, ma anche sereno».

Per coloro che l'hanno conosciuto, come il presidente Rai, e amato, a partire dalla sua famiglia, Giorgio Ambrosoli è più vicino alla definizione che di lui diede Carlo Azeglio Ciampi («il cittadino italiano al servizio dello Stato che fa con normalità e semplicità il suo compito e il suo dovere») che a quella di “eroe borghese” datagli da Corrado Stajano. «Mio marito non era un eroe, ma una persona normale, un gran lavoratore che - ha detto la vedova Annalori - amava la sua famiglia». E se la fiction Rai coglie particolarmente nel segno è perché non descrive l'avvocato milanese lasciato solo a smontare le architetture finanziarie di Sindona come una persona eccezionale, ma come «un uomo libero» come lo ricorda la vedova, con uno spiccato senso del dovere e dello Stato, ma anche con un immenso amore per la moglie e i tre figli.

Non a caso la serie è tratta dal libro scritto dal figlio Umberto, per il quale «l'unica prospettiva è quella dell'esempio che un padre vuol dare ai propri figli ». In questa linea interpretativa si è mosso Pier Francesco Favino: «Non credo che Ambrosoli volesse essere un eroe, penso che si sarebbe voluto godere i suoi nipoti e mi stupisco - ha detto - che chi crede nella giustizia sia considerato un eroe».