Il commento / Quei signor “no” del Pd

di MARIO LANCISI

Da Tortolini a Pellegrinotti avanza l’idea di un partito di lotta e di governo

«Come si fa a parlare di paesaggio senza vedere stagliarsi qua e là i vari campanili?», risponde via sms Gianfranco Venturi, 63 anni, pistoiese, presidente della commissione ambiente e territorio del consiglio regionale. Infuria in commissione la battaglia per il piano del paesaggio e Venturi quasi si sorprende dell’ingenuità del cronista. Già, come pensare che lobby, interessi economici e campanili politici non abbiano influenzato il piano che ridisegna il paesaggio della Toscana con i suoi vigneti, uliveti, vivai, cave di marmo e spiagge?

Basti dire, riferisce chi era presente ieri in commissione, che molti degli emendamenti presentati sembravano la fotocopia delle richieste dei proprietari di cave. Veleni, accuse, polemiche accompagnano il piano fino dall’estate scorsa. Sono insorti i signori del vino, gli industriali del marmo, i coltivatori dei vivai. Così come si è assistito ad una sollevazione generale in tutte le Asl quando il governatore Enrico Rossi ha annunciato, spinto dall’esigenza di operare forti risparmi, la loro riduzione a tre su quindici. Per non parlare poi della “guerra” degli aeroporti in cui il disegno di fusione portato avanti da Rossi lo ha spinto sull’orlo delle dimissioni per la fiera protesta di almeno sei consiglieri del Pd.

E io non voto. Tutti invocano il potenziamento degli aeroporti, la difesa del paesaggio e la riduzione degli sprechi e delle spese, ma quando dall’enunciazione si passa alle delibere ecco che spuntano, accanto ai portatori di interessi concreti, i signor no della politica, quei consiglieri regionali cioè che minacciano: «O il provvedimento cambia, o io non lo voto». E all’inizio della bagarre sul piano del paesaggio, Ardelio Pellegrinotti, consigliere del Pd della Garfagnana, grande artefice degli emendamenti sulle cave di marmo, sbottò con il collega Marco Manneschi, ex Idv come l’assessore all’urbanistica Anna Marson: «Io il piano così come è uscito dalla giunta non lo voto».

La minaccia dei signor No almeno sul piano del paesaggio ha avuto successo: il Pd ha presentato un maxi-emendamento che di fatto suona come una bocciatura del piano elaborato dalla Marson. Altre volte le minacce dei consiglieri del Pd sono finite in un voto negativo, ma senza scossoni, come nel luglio scorso quando fu approvato il Pit che prevede la nuova pista dell’aeroporto di Firenze. «Se mi votate contro mi dimetto e si va alle elezioni», minacciò il governatore Rossi. E alla fine molti signor No ci ripensarono. Non l’ex sindaco di Prato Fabrizio Mattei e la consigliera della Piana fiorentina Vanessa Boretti che votarono no. Due no che non fecero cadere la giunta Rossi.

Pd di lotta e di governo. Dagli aeroporti, al caso Siena, dalla Tirrenica alle cave, la legislatura che si sta per concludere evidenzia nel Pd un partito di governo e di lotta. In cui gli interessi particolari e locali sembrano avere un peso sempre più evidente. Come sottolinea dall’opposizione il consigliere Alessandro Antichi, ex portavoce del centrodestra: «Tutta colpa delle preferenze. Quando alcuni consiglieri hanno capito che in Toscana sarebbe cambiata la legge elettorale con il ripristino delle preferenze, è scattata la corsa a difendere gli interessi del proprio territorio perché solo così è possibile prendere voti. Il rischio è di pensare più al proprio orticello elettorale che ai problemi della Toscana». Anche se ovviamente - è lo stesso Antichi a riconoscerlo - il giudizio non può essere generalizzato: «Il capogruppo del Pd Ivan Ferrucci, pur essendo pisano, ha saputo mantenere nel dibattito una visione generale nell’interesse di tutta la Toscana».

Noi local e global. Ma nel Pd in molti si ribellano ad essere accusati di localismo e di attenzione al “particulare”, così caro ad un grande toscano come il filosofo Francesco Guicciardini. Si ribella ad esempio il segretario del Pd toscano Dario Parrini: «Esasperazioni localistiche? Sciocchezze. Prendiamo la fusione degli aeroporti. Chi è il presidente della Regione? Un pisano. E chi il capogruppo? Un pisano. E sulle cave Pellegrinotti si è fatto portatore di una conoscenza del territorio che altri non hanno. Questo non è localismo, ma capacità di rappresentare i propri territori».

E Matteo Tortolini, consigliere Pd di Piombino, anche lui come Pellegrinotti nell’occhio del ciclone per il maxi emendamento al piano paesaggistico, spiega: «La riduzione delle Asl, la gara unica per il trasporto pubblico, tre aree sui rifiuti, una sull'acqua, un unico sistema di promozione, la nuova legge urbanistica e sugli assetti istituzionali. Su alcuni temi in maggioranza si è sviluppata una discussione sulla visione generale della Toscana». Gli fa eco Pellegrinotti: «Le accuse di localismo sono stupide. Non siamo degli alieni e quindi è comprensibile l’attenzione ai territori di provenienza, ma essa non ha mai condizionato alcun consigliere».

Insomma, consiglieri local, cioé attenti alla dimensione locale, ma anche global, capaci di guardare alla Toscana. «Sì, io ho criticato la fusione degli aeroporti, ma non perché pisano ma per la semplice ragione che la ritenevo un errore per la Toscana. La verità è che con l’abolizione delle province, la riduzione delle Asl e così via si va verso la prevalenza della dimensione regionale. Siamo una regione di poco più di 3 milioni e mezzo di abitanti: come si fa a parlare di localismi?», conclude polemico il pisano Pierpaolo Tognocchi.

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