Commercio in Toscana, tra crisi e tasse ecco la resa dei negozi storici

di Stefano Taglione

Chiudono fiorai, mercerie, profumerie: i dati degli ultimi 10 anni indicano una mutazione del settore. Che ora deve fronteggiare una nuova sfida: l'e-commerce

Più negozi di abbigliamento e telefonia, 265 fiorai in meno e oltre 400 maglierie e mercerie che hanno chiuso. Sono questi – secondo un’indagine di Confesercenti nazionale – alcuni dei grandi mutamenti del commercio al dettaglio toscano avvenuti fra il 2004 e il 2014. Dieci anni in cui è cambiato un po’ tutto: se il numero di imprese è aumentato, in gran parte, lo si deve al proliferare dei venditori ambulanti (3.300 in più solo nella nostra regione, quasi 50mila in tutta Italia) mentre se consideriamo la ristorazione sono i bar (quelli privi di cucina) a essere aumentati in modo considerevole, grazie a un incremento di oltre mille licenze.

Ma oltre ai fiorai e alle maglierie-mercerie, la crisi ha colpito anche le profumerie (in Toscana il 19% in meno rispetto al 2004, pari a un saldo aperture-chiusure negativo per 148 esercizi commerciali), le vetrine di calzature e accessori correlati (-6%, -69 negozi) e – spostandosi nel settore dell’artigianato – perdono quote anche i parrucchieri, a causa di 112 saloni in meno (l’1,57%, mentre a livello nazionale il trend è opposto). Variazioni che rappresentano la sintesi fra una fase di forte crescita (2004-2008), una di stagnazione (2008- 2010), la crisi del triennio successivo e i primi segnali di ripresa nella seconda parte del 2014. Sul commercio è chiaro come i più “piccoli” soffrano la forza della grande distribuzione organizzata, ormai presente sia sui prodotti alimentari che negli altri comparti; ma ad influire è anche la diffusione dell’e-commerce, basti pensare a store online come Amazon ed eBay, che assicurano al clienti prezzi vantaggiosi, a fronte di un’attesa relativamente breve (la spedizione a casa può tardare da uno a tre giorni).

Commercio in Toscana: improvvisati o precari, ecco i nuovi ambulanti

E sono i giovani, sempre di più, a decidere di acquistare a colpi di clic. Ormai, sul web, si comprano anche i capi di abbigliamento: basta contare i molti portali tematici, presenti perfino nelle pubblicità della tv. Ma la tradizione non molla, visto che Confesercenti stima per la Toscana una crescita importante anche per quanto riguarda la categoria “confezioni per adulti”, con incrementi significativi in tutte le province e i capoluoghi (generalmente più alti rispetto alla media italiana). Nel complesso, quindi, l’abbigliamento regge. E non è un caso che questo dato coincida con i centri storici ormai invasi sempre di più (e per lo più) dai grandi marchi vestiari italiani e stranieri.

Telefonia in ascesa. I negozi di telefonia sono invece una fra le categorie che si è ampliata maggiormente: in Toscana sono raddoppiati, passando da 154 a 320. La spiegazione può essere più semplice del previsto: nel 2004 un così alto numero di smartphone e tablet per abitante non era neanche lontanamente immaginabile. Prima si comprava il cellulare e si cercava di stipulare un piano tariffario vantaggioso. D’estate e per le vacanze natalizie le pubblicità con le varie “Carte auguri” o “Carte vacanze” informavano sulla possibilità di acquistare pacchetti di sms più o meno estesi e a prezzi abbastanza contenuti. Oggi, invece, spesso e volentieri si stipula un contratto biennale in negozio, con iPhone, iPad, Samsung Galaxy o altri prodotti tecnologici inclusi nel canone e telefonate, sms e connessione a Internet illimitati o quasi. E lo si fa di persona, in uno dei tanti centri specializzati.

Grosseto non attira gli ambulanti. Esaminando i numeri forniti da Confesercenti si notano alcune interessanti curiosità. Gli ambulanti – come detto – sono aumentati in maniera esponenziale, tanto che rappresentano una fetta sempre più importante del commercio. Circostanza che vale ovunque, ma non a Grosseto. Qui l’aumento decennale si attesta su un magro 5%, da 204 a 215 licenze: pochissimo considerando che a Pisa sono cresciuti del 60% e che la media regionale indica un +32%. Il capoluogo maremmano si distingue anche per un calo atipico di librerie, calate dal 2004 al 2014 del 42% (da 12 a 7). Ma le altre città viaggiano in controtendenza. A Lucca, per fare l’esempio opposto, si registra un +40%. E facendo una passeggiata in centro a tarda sera, oltre ai locali, ci si può imbattere anche in grandi librerie aperte fino a mezzanotte. Evidentemente qui il mercato non manca.