Elezioni comunali, la tentazione di una spallata - Il commento

di Cristiano Meoni

Il voto per le comunali non presenta vincitori assoluti anche se delinea una chiara tendenza politica. È un voto "contro" Renzi, dove si sono manifestate forze divergenti nei programmi ma convergenti negli obiettivi: rendere la vita difficile al premier

La tentazione di una spallata a Matteo Renzi, o lo spettro. Il voto per le comunali, pur premiando le forze antisistema (M5S, De Magistris), non presenta vincitori assoluti anche se delinea una chiara tendenza politica. È un voto "contro" Renzi, dove si sono manifestate forze divergenti nei programmi ma convergenti negli obiettivi: rendere la vita difficile al premier. Che ha subito abbassato i toni, persino ammettendo errori sapendo di essere diventato preda.

Le principali banche d'investimento da ieri hanno acceso i riflettori sul ballottaggio del 19 giugno. Barclays, ad esempio, scrive che avrà «un impatto significativo sullo scenario politico nazionale in quanto potrebbe influire sulla data delle prossime elezioni governative». Al Nazareno sono preoccupati, e ne hanno ben donde. Se prevalesse la tentazione di "dare una lezione" a Renzi, se cioè ai ballottaggi gli elettori grillini votassero per il candidato di centrodestra in corsa e viceversa, il 20 giugno potremmo trovarci di fronte a un'Italia politicamente terremotata.

Segnali non ne mancano. Matteo Salvini che ripete come un mantra che lui, pur di non votare Renzi e il Pd, voterebbe tutti; Giorgia Meloni che condivide; La Russa e Romani che allargano sorrisetti nel salotto di Vespa. E poi le “gufate” in rete, i tweet e i post che augurano lo scherzetto a Renzi. I vertici dei 5 Stelle ribadiscono che non daranno «indicazione di voto nei territori in cui non siamo più in corsa» (Di Battista) ma è più una dichiarazione di facciata. Tra gli elettori M5S cova la tentazione di uno sgarbo al premier.

A Milano, ad esempio, il 10,6% che ha scelto il candidato M5s Gianluca Corrado può determinare l'esito del ballottaggio, incertissimo, tra Beppe Sala e Stefano Parisi. Elettori che sono l'ago della bilancia di una sfida, se non decisiva, molto importante per il Pd e per il premier. Fuori a Napoli, quasi fuori a Roma, il Pd difficilmente sopporterebbe senza conseguenze una sconfitta dove fino a poche settimane fa non c'era partita. E lo stesso schema, quello del voto "contro" (ieri contro Berlusconi, oggi contro Renzi) espone a potenziali rischi Fassino e Merola. Milano, Bologna, Benevento, Brindisi, Crotone, Grosseto, Novara, Olbia, Pordenone, Savona, Trieste, Roma, Torino, Carbonia: questo l'elenco delle città che una saldatura più o meno compatta del fronte del "no" - a Renzi, al governo, al referendum costituzionale - potrebbe sfilare ai Democratici.

Scenari, niente più. I precedenti non mancano, sarà che qui in Toscana, a Livorno, questa esperienza l'abbiamo vissuta nel 2014 quando al ballottaggio - più che la forza dei numeri usciti dal primo turno - prevalse la voglia di mollare uno schiaffone al Partito. Ma è un film già visto anche a Bologna (ricordate Guazzaloca?), Roma, Venezia. Nel dubbio, Gad Lerner - che sostiene Sala - ieri ha raccomandato a Renzi di stare il più possibile alla larga da Milano.