Il rapinatore ucciso a Pisa aveva già sparato contro i carabinieri. E a Pasqua nel 2014 da detenuto, era in Vaticano dal Papa  

di Pietro Barghigiani

Chi è il bandito 43enne ucciso durante la rapina a Pisa. Nel 2010 svaligiò una banca a Capalbio facendo fuoco contro i militari. Fino a marzo era recluso nel carcere Don Bosco

PISA. Rapine e pistole. Gli spari sono la colonna sonora della vita di Simone Bernardi, il 43enne di Aprilia, domiciliato a Pisa, ucciso da un gioielliere durante uno di quegli imprevisti che i banditi devono mettere in conto. Un domicilio che fino a marzo era forzato all’indirizzo del carcere Don Bosco dove l’uomo aveva scontato una condanna, con rito abbreviato, a 8 anni e 8 mesi per tentato omicidio, rapina e porto abusivo di armi. E proprio in carcere era apparso irreprensibile fino al punto di guadagnarsi un “posto” nella delegazione di detenuti che a Pasqua 2014 era stata ricevuta in Vaticano dal Papa.

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LA COSTANTE DELLE RAPINE.

In primavera il Vaticano. Nel passato le rapine. Erano  tre i banditi che il 3 agosto 2010 presero d'assalto la filiale del Monte dei Paschi di Capalbio, nel Grossetano, e che poi spararono ai carabinieri che li avevano intercettati nella fuga. Pallottole contro i militari per garantirsi un’impunità di qualche ora. Nella banda c’era anche Bernardi. Separato, due figlie, non aveva un’occupazione ufficiale e i suoi precedenti sono scanditi da diverse condanne.

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Le rapine erano quasi una regola nell’esistenza del 43enne che da Aprilia, provincia di Latina, aveva iniziato a frequentare la Toscana anche per le incursioni in banca. Che fosse un tipo a cui non dispiaceva usare le armi lo racconta la sentenza dell’ottobre 2013. Un verdetto in cui la violenza del gesto era benzina nelle azioni di Bernardi. Uno che non aveva esitato a sparare contro i carabinieri che volevano fermarlo dopo una rapina in banca.

IL COLPO DA 60MILA EURO

Fare un colpo in una gioielleria con due commercianti che presumeva inermi non deve essergli sembrato troppo rischioso. Meno, comunque dell’agosto 2010 quando entrò in banca con il volto mascherato da passamontagna e armato di pistola. Un blitz da oltre 60mila euro. Coi due complici si era fatto consegnare da una dipendente le chiavi dell’auto, una Punto. Poi, tolti i cellulari a tutti, avevano rinchiuso in una stanza direttore, dipendente e clienti. I tre avevano incrociato i carabinieri di Porto Santo Stefano, a Santa Liberata.

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L'auto dei militari aveva invertito la marcia e aveva seguito la Rover e l’aveva fermata. Dall'auto erano scesi i tre banditi e avevano iniziato a sparare ad altezza d'uomo. Pallottole contro i carabinieri. Poi la fuga e l’arresto in serata. In carcere a Pisa Bernardi non si era isolato e non dava problemi. Come spesso accade per chi vuole riempire le giornate di contenuti aveva aderito a varie attività di socializzazione. Una rieducazione apparente. Smentita a tre mesi dalla riconquistata libertà.