Multa di 8.000 euro al vignaiolo eroico. "Ho solo tagliato i rovi"

di Lara Loreti

Isola del Giglio, se non paga rischia undici giorni di carcere. È colpevole di aver pulito il suo terreno da eriche e ginestre. Ma una parte dell'intervento è stata fatta sull'area tutelata dal Parco nazionale dell'Arcipelago toscano

ISOLA DEL GIGLIO . Una multa di 8.000 euro. Che se non pagata, apre le porte del carcere a un produttore vinicolo, che rischia di farsi 11 giorni di galera. Tutto per aver disboscato, senza permessi, un’area di circa 100 metri quadri di macchia mediterranea. Siamo in pieno Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, sull’isola del Giglio, località Mulinaccio: vigne vista mare e vegetazione selvaggia. Una pattuglia di carabinieri forestali è a caccia di trappole per conigli (già trovate in precedenza in quella zona) quando si trova davanti mezzi agricoli e operai.

Siamo nelle proprietà di Francesco Romano Carfagna, produttore vinicolo “eroico” della zona sud dell’isola. Di quelli che sfidano la natura impervia e buttano il cuore oltre l’ostacolo per tirare fuori il meglio del territorio e valorizzarlo nel calice. Solo che questa volta il vignaiolo commette, per sua stessa ammissione, un errore. Disbosca un’area, che è privata, ma tutelata dal Parco, senza chiedere l’autorizzazione. Secondo gli inquirenti, il suo scopo era costruire un sentiero per unire due vigneti. E così taglia di netto eriche e ginestre, vegetazione che fa parte della macchia mediterranea. «Ho tolto rovi, ho solo fatto pulizia», si difende lui. Non la pensa così il giudice, che lo condanna.

Gli arbusti tagliati da Carfagna


È novembre scorso quando i militari sorprendono gli operai a tagliare piante arboree alte due metri e dell’età di 20-25 anni. I presenti vengono identificati. Ed ecco che scattano le indagini dei carabinieri forestali, guidati da Francesca Fabrizi, comandante della stazione del Giglio, e da Marco Pezzotta, capo dei carabinieri forestali dell’Arcipelago.

«È stata violata la legge quadro che tutela le aree protette con vincolo paesaggistico – spiega Pezzotta – perché quella zona è sotto l’egida del Parco dell’Arcipelago: c’è una protezione speciale anche perché è una zona soggetta alla migrazione degli uccelli. L’obbligo di richiedere l’autorizzazione è a tutela del patrimonio paesaggistico».

«Per il futuro – aggiunge Pezzotta, che due giorni fa ha visitato l’azienda agricola per rendersi conto di persona della situazione – devono essere aumentati gli sforzi di collaborazione tra noi, il Comune e i privati, per favorire le attività agricole tradizionali di pregio come quella in questione». E in un passaggio di una lettera a Carfagna per ringraziarlo dell’ospitalità, Pezzotta scrive che «quando la vigilanza diventa repressione di un illecito, è una sconfitta per tutti. Vuol dire che ognuno di noi ha mancato in qualcosa».

Ma tornando agli atti, a febbraio il gip, su richiesta del pm, si pronuncia sull’episodio contestato. Carfagna si vede infatti recapitare a casa un decreto di condanna in cui viene accusato di aver eseguito lavori su beni paesaggistici, senza la “prescritta autorizzazione” (come prevede il decreto legislativo 42 del 2004). Il tutto in concorso con due persone. Il giudice dichiara dunque Carfagna e gli altri colpevoli «e li condanna alla pena di 8.000 euro di ammenda ciascuno, di cui 2.750 in sostituzione di 11 giorni di arresto». Pagabile anche in 20 rate.

L'area illecitamente disboscata


Ma Carfagna non ci sta. E si domanda se «ha ragione una legge che equipara il taglio della frasca a una lottizzazione abusiva a scopo edilizio». Prende carta e penna scrive una lettera a vari destinatari tra cui il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, e il presidente del Parco, Giampiero Sammuri: «Se fossimo giungla il patrimonio sarebbe giungla. Ma siamo da sempre vigne, orti, frutti. Il patrimonio allora dovrebbe essere vigneto e paesaggio agricolo». E aggiunge: «Il recupero di questa agricoltura così difficile comporta comunque, oltre a una altissima dose di buona volontà e di amore (cuore puro), altrettanto altissimi costi e lavoro manuale enorme. Tanto è vero che gli opportunisti, speculatori, cacciatori di contributi e creatori di aziende fantasma sono piuttosto rari in questi territori, poco adatti ai loro scopi».