Giovane senza nemici: Ranaldo presidente della pace industriale - Video

di Ilenia Reali

È pronto a ricucire i rapporti tra le associazioni locali: «Ho 31 anni e tanto entusiasmo: questa sarà la mia forza»

FIRENZE. Abbracci e strette di mano per contenere l’emozione. Di chi lascia e di chi invece arriva. Cinquantadue anni di differenza: 83 anni l’uno, 31 anni l’altro. Due mondi distanti quelli di Pierfrancesco Pacini, ora “past president” di Confindustria Toscana e di Alessio Marco Ranaldo, giovane neo presidente che debutta nel palazzo fiorentino di piazza della Repubblica togliendo subito di mezzo le formalità («potete smettere di usare anche il mio secondo nome e chiamarmi solo Alessio», ha detto presentandosi) e mettendo in chiaro che la sua voglia più grande è quella di dare spazio ai suoi giovani, quelli che ha guidato in Confindustria Toscana Nord prima di essere catapultato sulla poltrona più alta degli imprenditori senior toscani.

La sua sarà una presidenza non facile. Ci sarà da continuare a tagliare i costi, sulla scia degli ultimi tempi della presidenza Pacini, ma soprattutto da lavorare per mettere tutti d’accordo in una Toscana dell’economia che viaggia a due velocità e che dovrà trovare l’equilibrio tra distretti – e di conseguenza territori – che necessitano di sostegni e altri che invece cercano contributi e infrastrutture per continuare a volare. Un puzzle di cui il giovane Ranaldo, proprio perché ancora troppo giovane per avere “nemici”, è stato chiamato a rimettere insieme trasformandosi nell’uomo della mediazione. E proprio questo sarà il primo compito della sua presidenza. «Già da lunedì prossimo incontrerò i presidenti e i direttori delle Confindustrie del territorio – ha esordito – per conoscerli meglio e per stilare insieme il programma definitivo per la Toscana definendo tempi e priorità».

Ranaldo, il giovane presidente di Confindustria Toscana si presenta



Si partirà dal decidere chi farà parte delle commissioni, ora chiamate gruppi di lavoro, che si occuperanno di settori e tematiche specifiche e che sono al centro degli accordi che hanno portato all’elezione di Ranaldo sancendo l’abbraccio tra la Confindustria di Firenze e quella della Toscana Nord rappresentate, ieri alla presentazione alla stampa, rispettivamente dal presidente Luigi Salvadori e dal direttore Marcello Gozzi, “amici” del debuttante Ranaldo che, candidamente, ha ammesso segnando una forte linea di differenziazione con il suo cauto predecessore «di aver bisogno di farsi un’idea più precisa» su vari argomenti «e di essere pronto a buttarsi alle spalle il processo che lo ha portato alla presidenza: più lungo del dovuto e quindi inevitabilmente con qualche scontento».

Nessun rancore quindi nei confronti della Toscana Sud che non ha partecipato alla sua elezione. «Ho sentito il presidente che molto carinamente ha dato la disponibilità a collaborare: quando ci si confronta non è detto che tutti si sia d’accordo. L’importante è decidere e poi andare avanti: qui siamo tutti imprenditori e sappiamo bene che si fa così nelle aziende e anche in Confindustria. E non scelgo tra settori e territori: non ci sto a buttare di sotto dalla torre chi oggi va peggio. Dobbiamo semmai provare a capire tra chi ha buone performance perché le ha e quali sono invece i motivi dei fallimenti e dei distretti in crisi». «Settori – prosegue – in Toscana fa rima con territori e non possiamo certo dimenticare alcune aree della nostra regione solo perché stanno vivendo un periodo più difficile».

Una risposta chiara arrivata su una domanda legata alle performance della regione, che ha buone possibilità di agganciare seriamente la ripresa («dobbiamo raggiungere di nuovo il 20% del pil del manifatturiero») ma che sta facendo fatica rispetto ad altre aree dell’Italia. «Sono giovane e ottimista ma cauto», ha continuato. «Troppe volte abbiamo parlato di ripresa senza che poi sia arrivata: quando ci sono buoni numeri dobbiamo essere bravi a cavalcarli ma non sbagliare le previsioni».

Un’associazione, Confindustria, che lui si prende volentieri «sulle spalle» nonostante la «grande responsabilità di questo incarico nonostante la giovane età», come gli ha ricordato introducendolo Pacini.

«A 31 anni – ha risposto – si aprono aziende, ci si sposa, si fanno figli. Non siamo ragazzini. Porterò qui entusiasmo e voglia di fare, tipici di chi ha la mia età. Conto di essere aiutato e se sbaglio non temo, anzi auspico, di sentirmelo dire. Se ci sono persone che dimostrano di credere nei giovani, io ne sono l’esempio, noi non ci tiriamo indietro. Semmai anche per quanto riguarda il mondo del lavoro ci sarebbero da colmare le distanze tra domanda e offerta: i giovani devono essere formati e preparati. Sono favorevole anche all’alternanza scuola-lavoro: non si può entrare per la prima volta in un’azienda a 26 anni». Poi ha parlato di aziende e di infrastrutture. «Un territorio come la Toscana – ha risposto Ranaldo parlando di aeroporto di Firenze e inceneritore – non si può permettere infrastrutture che funzionano a metà. Servono scelte politiche lungimiranti anche a sostegno di quel tessuto di piccole e piccolissime aziende che caratterizza il tessuto economico della Toscana».