Corruzione nella sanità, indagato il capo della segreteria di Rossi

di Pietro Barghigiani

Inchiesta a Pisa: al centro degli accertamenti della magistratura un concorso per dirigente sanitario dell’Asl. Sotto inchiesta anche un direttore sanitario e uno psichiatra

PISA. Concorsi pubblici, sanità, politica. Un contesto trasversale che impasta interessi e potere sul quale la Procura della Repubblica di Pisa ha aperto un’inchiesta con l’ipotesi di reato di corruzione.

È un’indagine avviata da tempo con l’iscrizione sul registro degli indagati di almeno tre persone quella viene delegata dalla magistratura pisana alla Guardia di finanza per le attività di polizia giudiziaria.

Si tratta di Ledo Gori, pontederese, storico capo di gabinetto del presidente della Regione, Enrico Rossi (estraneo all’inchiesta) difeso dal professor Enrico Marzaduri; di Mauro Maccari, direttore sanitario dell’Asl Toscana Nord Ovest assistito dall’avvocato Stefano Del Corso; di Alfredo Sbrana, psichiatra dell’Asl, rappresentato dall’avvocato Giulia Padovani.

Per la gravità del reato il codice di procedura penale prevede anche il ricorso alle intercettazioni telefoniche. Conversazioni tra indagati e persone informate sui fatti chiamate poi a spiegare o confermare toni e contenuti di dialoghi trascritti e inseriti nei faldoni dell’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore, Flavia Alemi.

La base di partenza da cui muove l’azione della Procura è quella di un presunto patto corruttivo per il quale sarebbe stato disegnato su misura un concorso da dirigente nella sanità, quelli che una volta erano i primari. L’ospedale di Cisanello e l’Aoup non c’entrano.

Atti e procedure di esame sono dell’altra “parrocchia” sanitaria, quella dell’Asl. Lo spunto - probabile la denuncia di chi fu escluso nel concorso sotto accusa - è costituito da un incarico assegnato in cambio di voti. Siamo nel periodo della campagna elettorale per le elezioni regionali del 31 maggio 2015. Un do ut des del vota e fai votare per una contropartita che in questo caso non contempla passaggio di denaro, ma l’incarico di dirigente di psichiatria dell’Asl. Un ruolo di prestigio, da figura apicale come si dice nel gergo burocratico-amministrativo, a cui ambivano diversi professionisti. Nell’impostazione su cui la finanza sta cercando riscontri c’è Gori nel ruolo di tessitore di rapporti e fiduciario degli umori nel Pd tra il territorio e il capoluogo. Maccari in quello del tecnico che ha contribuito a stilare il bando di concorso e Sbrana come beneficiario dell’accordo.

Sul tavolo del magistrato le intercettazioni in cui si chiede espressamente «per chi si deve votare». Conversazioni normali e anche personali a ridosso delle elezioni. Ma è la sequenza di chi si «mette a disposizione», seguendo i desiderata del braccio destro del politico e poi vince il concorso, ad aver sollecitato la curiosità della magistratura alla ricerca del presunto accordo illecito.

Chi è finito nelle intercettazioni telefoniche, come alcuni amministratori della Valdera, è stato sentito dalla Guardia di finanza come persona informata sui fatti che non può rifiutarsi di rispondere. E ha riferito di scambi di vedute consuete tra assessori o consiglieri, ex o in carica, che hanno a cuore poltrone e destini del proprio partito.

C’è da dimostrare che quel concorso da dirigente è stato vinto per l’appoggio dato dopo la richiesta di aiuto del capo della segreteria di Rossi. E che il bando era stato cucito addosso al vincitore designato da ricompensare per i suoi servigi di portatore di voti. L’inchiesta non è chiusa. La materia è delicata, oltre che scivolosa, e in Procura sono i primi a saperlo.