Niente vaccinazione: due bambini restano fuori dalla scuola

di Gianni Parrini

Doppio caso nelle materne della Versilia e in Lucchesia. I presidi si difendono: "Non hanno fornito né la documentazione né l’autocertificazione"

LUCCA. Non sono vaccinati. Due bambini lasciati fuori dalle materne perché non hanno presentato l’autocertificazione. Le scuole sono iniziate il 15 settembre per migliaia di studenti della provincia di Lucca, ma non tutti sono riusciti a sedersi al proprio banco. La prima campanella di quest’anno è stata caratterizzata dalla norma che lega l’obbligo di essere vaccinati ai servizi educativi. I problemi non sono mancati, a partire dalla clamorosa esclusione dalle aule di due bambini sotto i 6 anni, iscritti in un caso in una materna della Piana, nell’altro in una materna della Versilia. «Non hanno fornito né la documentazione sanitaria né l’autocertificazione», così i dirigenti scolastici li hanno tenuti fuori.

Nonostante le molteplici rassicurazioni piovute da Asl e Provveditorato, che nei giorni prima dell’avvio delle scuole avevano ribadito a gran voce che le famiglie non avrebbero dovuto ottemperare ad alcun obbligo, qualche dirigente scolastico non ha sposato la “linea morbida” basata su un accordo regionale e, forte di quanto previsto dalla normativa nazionale, ha impedito l’ingresso a scuola ai bambini che non hanno fornito né autocertificazione né altro tipo di documentazione. I casi di cui si ha notizia sono due e al momento non è dato sapere se la situazione è stata risolta. «Ci informiamo», ripetono dalle scuole e dagli altri istituti preposti al controllo. Ma le ore passano e non arriva alcun chiarimento. Di certo c’è che per diversi giorni (e forse ancora oggi) due bambini sono stati lasciati a casa ed è probabile che non siano i soli.

IL CASO DELLA LUCCHESIA

Nel Comune della Piana dove si è verificato il caso, i genitori dell’alunno, una famiglia italiana, sono andati a parlare col preside, col sindaco e poi con i medici dell’Asl per cercare di trovare una soluzione. Ma nessuno sa dire se sia stata trovata.

QUESTIONE DI NORME

Il problema nasce dall’accordo siglato lo scorso 24 agosto tra l’ufficio scolastico regionale, le Asl e l’Anci. Prevede che le scuole e i servizi dell’infanzia inviino all’azienda sanitaria l’elenco degli studenti iscritti. Tocca poi all’Asl, attraverso l’anagrafe vaccinale, verificare la situazione di ogni singolo studente e prendere contatto con i genitori di quelli non in regola. Per le famiglie, quindi, nessuna documentazione da presentare. Tutto bene? Non proprio. Il decreto legislativo 73/2017 e le successive circolari (l’ultima delle quali datata 1° settembre), non hanno tenuto conto dell’accordo regionale e hanno ribadito la necessità per le famiglie di presentare (entro l’11 settembre per i bimbi sotto i 6 anni) quantomeno un’autocertificazione in cui si dice che l’alunno è in regola. Se non lo è serve la richiesta di vaccinazione fatta all’Asl. Ai dirigenti scolastici viene affidato il compito di vigilare e di controllare i documenti. Tale documentazione, spiega la circolare, «costituisce requisito di accesso alle scuole dell’infanzia», pertanto chi non la manda non avrà accesso ai servizi educativi.

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PARLA IL PRESIDE

Alcuni dirigenti della provincia di Lucca, in verità la minoranza, hanno preferito attenersi alla norma nazionale e di conseguenza hanno tenuto fuori i bambini non in regola ignorando le indicazioni del Provveditorato. «Una cosa è l’accordo regionale, un’altra la normativa nazionale – spiega il preside della scuola della Piana dove si è verificata l’esclusione – Ci sono orientamenti diversi e la questione è tutt’oggi oggetto di dibattito. Personalmente ho ritenuto opportuno attenermi alla normativa nazionale e alle circolari emanate dal ministero. L’ultima delle quali datata 1° settembre. Vi si ribadivano i termini delle scadenze già indicate in precedenza: 11 settembre per i bambini da 0 a 6 anni e 31 ottobre per gli studenti da 7 a 16 anni. A queste date mi attengo, perché è la norma nazionale che ci tutela giuridicamente. Cosa succederebbe se ammettessi il bimbo e poi ci fosse un caso di morbillo? Qualcuno potrebbe ritenermi giuridicamente responsabile. Ho agito con tutti allo stesso modo: le famiglie dei bambini non in regola sono state contattate e finché non hanno fornito almeno l’autocertificazione gli alunni non hanno avuto accesso alla scuola. In un caso il problema si è trascinato per un po’ ma so dall’insegnante che la famiglia si è attivata per risolverlo. È superato? Non so dirglielo». Il preside della Piana non è stato l’unico a sposare questa linea: ci sono altri dirigenti che si sono attenuti alla normativa nazionale. Di sicuro c’è un bambino versiliese che è stato tenuto fuori dalle aule.

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