Metodi da mafia: commercialista arrestato

di Francesca Gori

Follonica: botte, minacce e incendi per estorcere denaro dalla vittima. Indagato anche un cancelliere del tribunale

FOLLONICA. Si potrebbero quasi raccontare con i caratteri dei personaggi delle serie Tv. Perché la storia che emerge dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Francesco Bagnai del tribunale di Firenze sembra un film. Dove i protagonisti sono un commercialista di 57 anni, Evans Capuano, originario dell’isola d’Elba ma residente a Follonica, il suo tuttofare che si vanta della sua appartenenza “alla famiglia”, Angelo Murè, due “bravi”, Giuseppe Imparato e Ausilio Cataldo, e un cancelliere del tribunale che avrebbe avuto il compito di consigliare il capo su come risolvere i problemi che di volta in volta si presentavano, Cesare Ferrari. Sono questi i nomi finiti nell’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze che ha portato ieri in carcere il commercialista Capuano e il suo braccio destro Murè. Le accuse a loro carico sono di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il blitz dei carabinieri del nucleo investigativo di Grosseto e degli uomini della guardia di finanza è scattato ieri mattina poco dopo l’alba. I militari hanno eseguito una ventina di perquisizioni nelle case del commercialista e di Murè, hanno acquisito documenti, spulciato i due studi a Follonica, oltre all’abitazione dei genitori dell’uomo, della suocera e della sua collaboratrice. E nello studio del commercialista hanno trovato e sequestrato anche una pistola con la matricola abrasa.

Le indagini sono cominciate nel 2015 quando un imprenditore di Follonica ha deciso di presentarsi ai carabinieri per spiegare quello che gli stava succedendo. L’uomo aveva preso in affitto tre capannoni intestati alla società Betty srl, della quale era comproprietario e amministratore di fatto Capuano. Tre capannoni nei quali aveva aperto le sue attività: un ristorante, una sorta di parco giochi per bambini e un centro di telefonia. I contratti per quei tre capannoni risalivano al 2012 ma tre anni dopo l’imprenditore si era trovato dentro a una sceneggiatura da cinema. «La verità è che quando Capuano ha cominciato a pretendere da me sempre più soldi sono andato in sofferenza economica – ha detto al magistrato – Ho smesso di pagare totalmente gli affitti e le notule e ho cominciato a chiedere con insistenza che mi venisse mostrata la documentazione a supporto delle pretese creditorie».

Capuano a quel punto, avrebbe fatto in modo che l’imprenditore lasciasse via via tutti i capannoni nei quali aveva le sue attività: per uno di questi gli era stato notificato lo sfratto.

Ed è qui che entrerebbe in scena un altro personaggio della serie: il cancelliere del tribunale, indagato per corruzione. Capuano – si legge ancora nell’ordinanza del gip – avrebbe utilizzato un doppio binario: quello legale, tramite procedure di sfratto “guidate” appunto da Ferrari e formalizzate dall’avvocatessa del commercialista, che però non andavano a buon fine. E quello illegale: furti, incendi, botte, minacce. Per anni l’imprenditore è stato seguito, avvicinato, schiaffeggiato da Murè, che si vantava di avere alle spalle una carriera criminale e un circuito di collaboratori pronti a fargliela pagare se fosse andato a parlare con i carabinieri.

Più volte l’imprenditore si sarebbe trovato ad avere a che fare con Capuano e i suoi collaboratori, che lo hanno picchiato e minacciato anche nello studio del commercialista. E sarebbero sempre loro – stando alle indagini dei carabinieri e della finanza – ad aver commesso vari furti nelle attività che l’imprenditore aveva aperto a Follonica. Furti anomali: oltre a far sparire il materiale da dentro i capannoni, compresi anche i gonfiabili per i bambini e i distributori delle bevande, l’uomo si era accorto, il giorno dopo, che il lucchetto che chiudeva l’attività era stato cambiato. «Un ladro non ha certo questa premura», scrive ancora il giudice nell’ordinanza che rileva come in un’occasione, Capuano sia stato il mandante di un incendio scoppiato in una delle attività dell’uomo: da una finestra aperta era stato lanciato del liquido infiammabile o una bottiglia incendiaria sulla scrivania dell’imprenditore distruggendo i documenti e le carte che si trovavano nell’ufficio.

Una situazione che è diventata sempre più difficile fino a quando il commercialista avrebbe fatto firmare all’imprenditore un contratto di affitto per dieci anni, passando a una cifra di 3.000 euro al mese per il ristorante. Un contratto che lo ha messo definitivamente in ginocchio e che lo ha costretto, dopo mesi di minacce, di schiaffi dati anche attraverso il finestrino dell’auto, di inseguimenti e pedinamenti, a lasciare la provincia di Grosseto e trasferirsi altrove.

«Le indagini sono a un punto iniziale», ha detto il procuratore capo di Firenze Giuseppe Creazzo che, insieme alla collega di Grosseto Raffaella Capasso ha presentato i primi risultati di un’inchiesta che sembra destinata a prossimi sviluppi. Le indagini sono partite nel 2014 dalla procura di Grosseto e sono arrivate l’anno dopo alla Dda di Firenze, alla quale è stato applicato il sostituto procuratore Marco Nassi che ha affiancato la collega Giuseppina Mione.