Morte di David Rossi, per il gip fu un "suicidio annunciato"

di Stefano Fabbri

Secondo i magistrati non ci sono prove a sostegno dell'ipotesi dell'omicidio dell'ex capo comunicazione del Monte dei Paschi. La Procura pubblica on-line l'ordinanza di archiviazione

Nel mezzo del riaccendersi delle polemiche sulle cause della morte di David Rossi, il capo dell'area comunicazione di Mps volato dalla finestra del suo ufficio la sera del 6 marzo 2013, la procura di Siena, che già nei giorni scorsi aveva reagito alle rivelazioni dell'ex sindaco Piccini alle "Iene", decide di parlare con gli atti e mette on-line l'ordinanza con cui il gip ha archiviato le indagini riaperte dopo i ricorsi dei familiari del dirigente. Un documento di 58 pagine, che comprende anche la prima archiviazione, e che si conclude con la valutazione del giudice: per spiegare la morte di David Rossi non ci sono elementi che, "oltre ogni ragionevole dubbio", possano delineare uno scenario diverso da quello di un suicidio "annunciato"  E comunque c'è un "vuoto probatorio" a sostegno dell'ipotesi che la morte di Rossi sia da attribuire a "causalità alternative". Cioè ad un omicidio.

L'ordinanza di archiviazione ripercorre non solo le tappe cronologiche ma si sofferma soprattutto su alcuni punti che sono stati al centro del ricorso dei familiari di Rossi: dalle modalità della caduta dalla finestra nel vicolo sottostante, alle ferite e graffi che aveva sul corpo, ai contatti telefonici e attraverso e-mail, fino ad escludere che nella stanza di Rossi vi siano state altre persone. Questi alcuni dei punti principali.

UN "SUICIDIO ANNUNCIATO". Per il Gip la morte "costituisce l'inveramento di un proposito che Rossi manifestava già da alcuni giorni e del quale lui stesso ha inteso lasciare testimonianza scritta con i messaggi alla moglie". Messaggi nei quali chiede scusa alla consorte, dice di esser "fuori di testa", di non poter "più sopportare questa angoscia" e di aver fatto "una cazzata immotivata, davvero troppo grossa". Una intenzione, quella del suicidio, che Rossi avrebbe manifestato anche nei giorni precedenti, tanto che lo stesso gip sostiene che la moglie avrebbe avuto "presagi nefasti" indipendentemente dal ritardo "quasi inesistente" del marito quella sera. Quanto ai messaggi alla moglie trovati nel cestino il giudice trova "assurda" l'ipotesi che qualcuno abbia obbligato Rossi a riscriverli, "insoddisfatto della riuscita stilistica del messaggio di commiato".

LE FERITE E LA CAMICIA BIANCA. Dietro la testa del dirigente della banca c'era una ferita lacerocontusa, che potrebbe far pensare ad un colpo inferto con un corpo contundente. Ma il gip annota che se essa fosse stata provocata prima della caduta "certamente avrebbe lasciato tracce ematiche, da gocciolamento o da contatto, che non sono state rinvenute". Gli stessi sanitari del 118 hanno riferito di una "camicia bianca immacolata e di abiti perfettamente pulititi" trovati indosso al cadavere. Quanto alle piccole impronte sul polso dove Rossi portava l'orologio trovato nel vicolo, "neppure l'opponente - cioè i familiari di Rossi - pare del resto persuaso della sua tesi, ipotizzando in altra parte dell'atto che l'orologio fosse al posto di Rossi al momento della caduta, tanto da aver lasciato l'impronta dell'afferramento da parte degli assassini".

IL COMPUTER E IL TELEFONO. Di "prova storica certa", parla poi il gip riferendosi alle perizie sul computer di Rossi al quale "non è stato effettuato alcun accesso" dopo l'orario della morte del dirigente. Così come emerge che nessuna conversazione sarebbe stata effettuata da o verso il telefono cellulare di David Rossi - il cui orologio interno era comunque sfalsato di un'ora indietro - dopo l'ultima conversazione con la moglie, alle 19:02, al momento in cui il corpo di Rossi è finito sul selciato del vicolo, alle 19:43.

I TIMORI DI DAVID. Che Rossi, dopo aver subito una perquisizione, fosse preoccupato era già emerso dalle indagini (da allora "ho fatto una cavolata dietro l'altra", disse ad un amico) e dalle e-mail scambiate con l'allora ad della banca Fabrizio Viola nelle quali chiede un contatto con i pm dicendosi "in grado di ricostruire gli scenari" e ricevendo in risposta il consiglio di contattare uno dei pm perché "qualsiasi altra soluzione potrebbe essere male interpretata". Dagli atti emerge anche Rossi temeva ci fossero delle 'cimici' in grado di intercettare le conversazioni in famiglia. E, da un'altra testimonianza riportata nelle carte del gip, emerge anche un altro timore. E' quando Rossi, dice il teste, parlò di un riferimenti ad una notizia di stampa relativa ad un gruppo della 'Birreria', "che - aggiunge il testimone - a quel punto ho capito lui aveva frequentato insieme a Mussari, ma della cui frequentazione a quel punto si rammaricava".