La denuncia di un cittadino: «Il Pd mi chiede i soldi, come ha il mio numero?» - Video

di Ilaria Bonuccelli

Livornese denuncia un sms indesiderato per donare 2 euro «al treno di Renzi». L’abbonato: non sono iscritto. Il partito: «Ha votato alle primarie e lasciato i dati»

Telefonate moleste: "Il Pd mi chiede i soldi con un sms, come fanno ad avere il mio numero?"

Telefonate moleste: la nostra campagna
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Il 20 settembre 2017 la riforma del telemarketing è arrivata alla Camera. È stata approvata al Senato in via definitiva il 2 agosto 2017. Il Tirreno segna il tempo che la Camera sta impiegando per approvare la legge contro le telefonate moleste perché vogliamo che la riforma passi prima della fine della legislatura come i parlamentari si sono impegnati a fare. - FIRMA LA PETIZIONE

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LIVORNO. Dino Del Moro non è anti-comunista. Uno dei primi ricordi che ha è di quando, bambino, andava con il padre «a costruire la sezione Stalin a Livorno, quando ancora non si sapeva quello che aveva fatto quel personaggio. Mio padre non poteva pagare la tessera del Pci e allora offriva il suo tempo come manovale. Io andavo ad aiutarlo». La premessa gli sembra necessaria per dire che non ce l’ha con la sinistra. Ma quel messaggio sul cellulare non gli va giù. Lo vive come una molestia. Di più: come una violenza. «In viaggio con il Pd dai energia al treno. Puoi donare due euro inviando un sms al 499499. Scrivi “Destinazione Italia”. Grazie per il tuo sostegno».

Del Moro, 71 anni, pensionato al minimo - 495 euro al mese - non si trattiene: «Ma chi glielo ha dato al Pd nazionale il mio numero di cellulare? E soprattutto chi glielo ha dato il permesso di mandarmi un messaggio per chiedermi i soldi per il treno di Renzi?». Le domande gli escono a raffica. Si rivolge a Il Tirreno perché da un anno porta avanti la campagna contro le chiamate commerciali indesiderate. «Vedete, io ricevo tante telefonate moleste. Mi chiamano anche i call center dall’Albania. Prima ascolto quello che hanno da dirmi e poi rifiuto le proposte. Seguo tutto quello che succede in questo settore, perché mi interessa. Ho visto che Enel si è dissociata da questo modo di fare (la società ha interrotto il telemarketing per l’acquisizione di nuovi clienti dal 1° giugno 2017, ndr). E ora, invece, mi ritrovo con i messaggi del Pd che mi chiede i soldi per sostenere il treno di Renzi. Ma il Pd come ha fatto ad avere il mio cellulare?».

Del Moro assicura di non essere iscritto al Pd. E di non essere stati iscritto neppure al Pds o ai Ds. «Certo ho votato Pd alle Europee nel 2014, perché c’era il semestre italiano, e volevo sostenere il governo a guida nostra. Ma non sono iscritto né al Pd né ad altri partiti. Quindi proprio non capisco come il Pd, oltretutto nazionale, possa avere i miei dati».

Il Pd fornisce una prima risposta in attesa di approfondire la questione. Dice che sicuramente Del Moro è un elettore di centrosinistra. E che deve aver votato alle primarie. E in effetti, Del Moro conferma: «Ho votato alle primarie, quando era candidato Bersani. Ma ho votato in zona. E a quello che mi ricordo ho dato il mio documento di riconoscimento e ho perfino lasciato un contributo di cinque euro di cui conservo una ricevuta. Ma non mi ricordo proprio di aver lasciato il mio numero di telefono o l’indirizzo. Tanto meno ho dato l’autorizzazione al Pd a utilizzare il mio numero di telefono per scopi commerciali. Per mandarmi messaggi e chiedermi soldi. Di questo sono più che sicuro».

Perciò, per Del Moro la spiegazione dei dati «lasciati al momento del voto alle primarie» non è valida. «Pretendo che il Pd mi spieghi: come si è procurato il mio numero di telefono privato; da chi ha avuto l’autorizzazione a mandarmi sms, perché da me non l’ha avuta». Tuttavia, il Pd insiste che alle primarie gli elettori riempiono moduli con i propri dati che poi consegnano. Ma finora il partito (impegnato nella conferenza programmatica di Napoli) non è stato più preciso sui contenuti di questi modelli. E neppure sulle condizioni di trattamento dei dati raccolti dagli elettori.