Telefonate moleste, il Garante: «Nei call center solo la nuova legge salva il lavoro»

di Ilaria Bonuccelli

L’appello di Busia, segretario generale del Garante: riforma del telemarketing entro fine legislatura

LIVORNO. Niente equivoci. Si deve approvare subito la riforma del telemarketing aggressivo. Entro la fine della legislatura: solo così si salvano i posti di lavoro nei call center, si tutelano gli imprenditori seri e si difendono i cittadini dalle chiamate commerciali indesiderate. Non il contrario. La posizione del Garante della Privacy è chiara. Impossibile da fraintendere. È affidata al segretario generale dell’Autorità Giuseppe Busia, in questa intervista a Il Tirreno che da un anno sollecita la riforma del Registro delle Opposizioni, l’elenco al quale iscrivere i numeri di telefono che non vogliono ricevere chiamate commerciali.

Eppure, avvocato Busia, ancora si sostiene che la riforma del telemarketing tolga lavoro.

«La riforma è indispensabile, anzi è la condizione essenziale per evitare che i cittadini continuino a essere subissati di chiamate indesiderate, con un danno che riguarda anche le imprese del settore. Perciò speriamo che venga approvata e che lo sforzo di tutte le forze politiche nel trovare un accordo non vada sciupato in questo scorcio di legislatura. Al testo votato al Senato sono state apportate piccole modifiche che non hanno migliorato la legge, ma neppure l’hanno stravolta».

Perché è importante che sia approvata subito questa legge?

«Contiene vantaggi enormi per la tutela dei cittadini che il Garante sollecita da tempo».

Quali?

«Potranno essere iscritte tutte le numerazioni fisse e mobili nel Registro delle Opposizioni e quelle fisse non in elenco verranno inserite in modo automatico nel Registro. Inoltre l’iscrizione comporta la revoca di tutti i consensi dati in precedenza dall’utente all’utilizzo del proprio numero per scopi commerciali».

Queste sono le richieste che sostiene anche Il Tirreno nella sua campagna. Perché sono fondamentali?

«Questi due elementi (specie il secondo) sono indispensabili per far decollare il Registro delle Opposizioni che finora non ha rappresentato una tutela effettiva degli utenti (gli iscritti sono circa 1,5 milioni su 117 milioni di numeri assegnati, ndr). Ma se al registro si associa la possibilità della cancellazione dei consensi pregressi (e dei quali si è perso il conto) avrà maggiore efficacia. Non attenuata neppure dalla modifica inserita alla Camera, per tutelare i contratti in essere per i 30 giorni successivi alla scadenza del contratto».

Questa modifica potrebbe essere rischiosa per gli utenti.

«No. Perché la legge bilancia con la disposizione che vieta comunicazione e trasferimento a terzi dei dati personali dell’utente. Quindi vieta la cessione di elenchi di numeri e dei relativi consensi al loro utilizzo. Con questa legge il consenso all’uso commerciale dei numeri si darà solo alla società da cui si vuole ricevere la pubblicità: si sana il passato e si prevengono abusi».

Come si prevengono gli abusi?

«Con una norma-pilastro: si istituisce la responsabilità solidale (condivisa) fra committente e call center che, spesso, si sono rivelati difficili da raggiungere. Magari alla fine si rintracciano anche all’estero, ma quando si trovano sono così piccoli che possono chiudere e riaprire il mese dopo con un altro nome. Così la sanzione, anche quando arriva, pur dopo un percorso faticoso, rischia di non raggiungere quasi mai il destinatario».

E cosa cambia con la nuova legge?

«Con la responsabilità solidale, pagheranno anche le società che commissionano le chiamate ai call center e in caso di violazioni si potrà rivolgersi direttamente a loro. La responsabilizzazione farà sì che i grandi operatori saranno portati a non scegliere il call center lontano solo perché promette sconti, ma cercheranno garanzie di affidabilità e controllabilità che, ragionevolmente, solo i call center italiani possono offrire. Questo è l’unico modo per salvaguardare l’occupazione in Italia. Non illudiamoci che attraverso la deregolamentazione e le attuali regole lasche si risolva il problema degli occupati nei call center. Già gli operatori delocalizzano in Tunisia, Albania o altrove. La responsabilità solidale è l’elemento chiave per la tutela di diritti dei cittadini che non vogliono essere disturbati e per la tutela dell’occupazione».

Le associazioni di categoria sostengono il contrario.

«Se si vuole davvero salvaguardare l’occupazione non si deve favorire la delocalizzazione all’estero, connessa all’impunità e alla corsa al ribasso del costo del lavoro ma alzare il livello di tutela, garantire che se qualcuno sbaglia nella catena del telemarketing, il primo a pagare è il committente. Così avrà tutto l’interesse ad avere personale qualificato nei call center. Il senso non è fare milioni di chiamate inutili che infastidiscono, ma fare quelle mirate con soggetti qualificati. Questo aiuta occupazione, diritti dei cittadini e operatori onesti che ci sono, che rispettano le regole e che finora sono stati danneggiati dalla concorrenza sleale degli imprenditori scorretti. Un legislatore serio e un Paese serio premia gli imprenditori corretti invece di correre dietro a quelli scorretti che scappano verso Paesi che offrono condizioni di lavoro deteriori e non agli italiani».