Telefonate moleste, la nostra giornalista Ilaria Bonuccelli vince il premio Giustolisi

Riconosciuto dalla giuria l'impegno contro il telemarketing molesto. Ecco la motivazione: "Con la sua inchiesta originale sui call center, messo in moto non solo l'interesse del pubblico ma anche quello della politica fino ad arrivare a proposte normative che rafforzano la tutela della privacy e dei cittadini"

LIVORNO. La giuria ha assegnato alla nostra giornalista Ilaria Bonuccelli il premio speciale "Franco Giustolisi - Fuori dall’Armadio”, promosso dal presidente del Senato, per aver, con la sua inchiesta originale sui call center, messo in moto non solo l'interesse del pubblico ma anche quello della politica fino ad arrivare a proposte normative che rafforzano la tutela della privacy e dei cittadini.

Quello contro il telemarketing aggressivo è un impegno quotidiano che Ilaria Bonuccelli ha condotto sulle pagine del Tirreno (e parallelamente sul sito internet e sui canali social con video, interviste e approfondimenti) che è arrivata fino in Parlamento.

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Il 20 settembre 2017 la riforma del telemarketing è arrivata, infatti, alla Camera. È stata approvata al Senato il 2 agosto 2017. Ma la legge anti-telemarketing ancora non è stata approvata. Per questo Il Tirreno ha iniziato a segnare il tempo che la Camera sta impiegando per approvare la legge contro le telefonate moleste con l’intento di far sì che la riforma passi prima della fine della legislatura come i parlamentari si sono impegnati a fare.

Il premio a Ilaria Bonuccelli, dunque, è un riconoscimento a un lavoro quotidiano che non si ferma anche grazie anche alla collaborazione di Change.org. Rafforzata da una petizione firmata per ora da più di 120mila persone e che punta a sfondare il muro delle 150mila adesioni.    

Tornando al premio, le vincitrici della terza edizione per il giornalismo d'inchiesta "Giustizia e verità", intitolato al giornalista Franco Giustolisi, scomparso il 10 novembre 2014, sono ex aequo le giornaliste Valeria Ferrante e Marilù Mastrogiovanni.

Valeria Ferrante è stata premiata per la sua inchiesta sui possibili inquinamenti delle Ong a causa delle connessioni con il traffico di migranti nel Canale di Sicilia documentando, per la trasmissione "Agorà" su Rai 3, le zone d'ombra del sistema dell'assistenza agli immigrati; a Marilù Mastrogiovanni per il suo portale su fatti e misfatti della Sacra Corona Unita, e perchè, nonostante la sua condizione di giornalista precaria, continua a informare combattendo contro le minacce della malavita organizzata che la costringono a vivere sotto protezione per aver denunciato gli intrecci tra affari, politica e criminalità in Puglia.
 
Premio anche per il libro inchiesta a Maurizio Molinari per "Il ritorno delle tribù" (Rizzoli); premio speciale della Giuria "Una vita per il giornalismo" a Ferruccio de Bortoli; premio speciale "Per la difesa del patrimonio culturale" a Fabio Isman; premio "Memoria e verità" a Donatella Alfonso per il libro “La ragazza nella foto"; premio "Voci dai fatti" a Raffaella Calandra per la trasmissione “Storiacce” su Radio24.  

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Un premio prestigioso: da Sant’Anna di Stazzema a Marzabotto, dove si sono tenute le prime due edizioni, fino a Boves, teatro della premiazione di quest’anno. Il premio Franco Giustolisi attraversa i luoghi che hanno visto le proprie comunità massacrate dalla barbarie nazifascista. Comunità che hanno cercato giustizia, che hanno tentato di fare emergere la verità per decenni, spesso senza alcuna risposta.

Perché quest’anno a Boves? Perché la città di Boves, per prima, è stata vittima delle rappresaglie tedesche durante la Seconda Guerra Mondiale a ridosso dell’Armistizio dell’8 settembre. Il 19 settembre 1943, infatti, reparti di SS tedesche compiono la prima rappresaglia, incendiano Boves e uccidono numerosi cittadini tra cui il parroco Don Giuseppe Bernardi, l’industriale Antonio Vassallo e don Mario Ghibaudo. Il 31 dicembre 1943 e nei giorni 1-2-3 gennaio 1944 i nazisti incendiano Boves per la seconda volta, uccidono molti civili e attaccano i partigiani sulla Bisalta. Sono queste le 4 giornate di Boves pagate a caro prezzo dai bovesani: 500 circa le case incendiate e 68 i caduti, partigiani e civili.