Falsi Modigliani, l'esperto Carlo Pepi: "Per il centenario ne spunteranno altri" - Video

di Andrea Rocchi

Parla Carlo Pepi, una vita spesa a smascherare i falsari, ma l'accademia lo ha messo in un angolo: "Mi sono fatto tanti nemici"

PONTEDERA. Lo 007 dei falsi, il Don Chisciotte dell’arte, l’uomo che fiutava gli imbroglioni. James Beck lo volle a capo della sezione contraffazione di Artwatch, l’associazione internazionale che si occupa di tutela delle opere d’arte. Da quando, solo ed isolatissimo, fu il primo a smascherare la burla delle teste gettate nel Fosso Reale a Livorno e frettolosamente attribuite ad Amedeo Modigliani, Carlo Pepi si è preso una serie di rivincite su un mondo accademico dell’arte che ha quasi sempre cercato di metterlo in un angolo.

Video. Parla l'esperto

Falsi Modigliani, l'esperto: "Sta producendo più da morto che da vivo"

L’ultima di queste vittorie è arrivata da Genova: la perizia dell’esperta Isabella Quattrocchi, nominata dalla Procura di Genova, che ha stabilito come 20 delle 21 opere sequestrate dalla mostra di Palazzo Reale siano degli autentici falsi. Di più, delle croste, peraltro mal riprodotte. Pepi usa un’espressione più colorita, per la verità. La stessa con cui battezzò le famigerate teste. Dei "troiai".Insomma, aveva ragione lui che, di fronte a quelle immagini, denunciò tutto con un esposto in Procura.

Incontriamo Pepi nella tenuta dei Gioielli, sulle colline di Crespina, una delle due ville- caveau dove il collezionista 79enne custodisce un patrimonio di oltre 20mila opere, messe insieme a partire dalla fine degli anni ’50. E tra un Fattori e un Lega, tra i disegni di Picasso e Dalì, oltre ad una marea di volumi di storia dell’arte e cataloghi di mostre, ci accoglie con una battuta che è anche un manifesto della sua esistenza dedicata all’arte: «Modigliani? Sembra che abbia prodotto più da morto che da vivo».

Pepi, come ha scoperto i falsi di Genova?

«Su Internet. Avevo letto la notizia che Chiappini organizzava una mostra di Modigliani a Genova. Mi sono incuriosito. Avevo fatto parte con lui degli Archivi Legali, poi ne uscii in polemica con quanto accadeva. Lui è rimasto. Così ho visionato il catalogo e mi è balzato agli occhi quel nudo. Scrissi subito su Facebook che era un falso».

Una delle opere attribuiteo Modigliani in mostra su cui il critico d'arte Carlo Pepi ha sollevato dubbi

Come se ne accorse?

«Avevo visto quel dipinto in una mostra organizzata a Praga. Furono degli amici a farmi avere il catalogo e anche in quell’occasione dissi che era un falso, anche piuttosto grossolano»

Cosa non andava?

«Guardi, quando conosce le opere e l’artista, il contesto in cui lavora, la personalità, l’atmosfera capisce subito se il quadro è autentico»

E cosa ha fatto?

«Ho visionato il catalogo e dissi subito che c’erano una ventina di opere fasulle. Così ho informato i carabinieri. Per un po’ non successe niente. Poi mi risposero e mi chiesero di fare una perizia da inviare alla Procura della Repubbliuca. L’ho fatta. C’era molta titubanza e prudenza nell’ambiente. Ma poi la Sovrintendente di Roma si pronunciò e disse che anche secondo lei c’erano dei falsi. Così è partita l’indagine. Ed in questi giorni è arrivata la perizia della Quattrocchi che conferma quanto sostenevo e spero faccia un po’ di chiarezza»

Lei è conosciuto anche per essere stato una sorta di predicatore nel deserto, o quasi, quando si dragarono i fossi di Livorno ed emersero le due famose teste. Tutti d’accordo: roba di Modì.

«Una vicenda che mi portò molti nemici. Ricordo che ero con mia madre quando seppi - quel 24 luglio del 1984 - che erano state trovate le teste. Prima quella del Froglia, poi il pomeriggio quella dei tre studenti. Mi precipitati subito dove dragavano, ma non mi fecero vedere le sculture. Il giorno dopo, invece, riuscii a visionarle. Dissi subito che erano false ed informai Jeanne Modigliani. Si vedeva chiaramente. Quelle teste avevano il volto spento, non parlavano, erano mute. Non c’era la luce di Modì».

Fu solo contro tutti...

«Si, solo più tardi Spagnol sull’Espresso scrisse che anche a suo parere erano dei falsi»

Però la sua fama di castigatore dei falsi era appena cominciata. A Napoli successe un pandemonio...

«Eravamo nel 1992. Ero andato a vedere una mostra del pittore del Seicento Jusepe de Ribera, conosciuto come lo "Spagnoletto". Mostra organizzata peraltro da due big come Sanchez, direttore del Prado e Spinosa, Soprintendente a Napoli. Vidi subito che c’erano dei falsi, ne identificai 20. Sa da cosa me ne accorsi? Dal disegno delle mani, il colore della pelle. Tra questi c’era anche un quadro di proprietà di Federico Zeri ed uno di Vittorio Sgarbi. Decisi di andare da Spinosa e di segnalare tutto. Sgarbi mi telefonò e mi disse che l’aveva levato. Con Zeri, invece, ci fu grande freddo. Mi ricordo uscì un articolo del Mattino sul cosa dei falsi Spagnoletto, fu uno scandalo, tanto che alcuni giorni dopo fu convocato un simposio di esperti. Vi partecipai ma non potei parlare. Alla fine tolsero 19 opere esposte. Ma non c’è solo questo»

Vada avanti.

«Mi ricordo della rassegna presentata da Sgarbi a Viterbo al Palazzo dei Papi sui disegni giovanili di Modì. Anche in quell’occasione vidì subito che non erano autentici. Lo vidi dal tratto dell’artista, non era il suo. Dall’atmosfera della scena. Dissi che secondo me era una mano femminile ad averli realizzati, più di una mano. Forse le donne della famiglia dell’artista livornese»

Che successe?

«All’inizio non mi credettero. Poi dissi agli organizzatori di far fare delle perizie. Convennero che la carta e l’inchiostro non potevano essere stati usati prima del 1925. Modigliani era morto nel ’20»

Cosa gli resta, oggi, di queste esperienze alla luce anche di quanto si sta scoperchiando sui falsi?

«È un buon inizio di anno, speriamo che si continui su questa strada e che le verità comincino veramente ad emergere. L’arte è una cosa, i mercanti sono un’altra. Io mi occupo di arte.Ma ho comunque un timore...»

Si spieghi.

«Nel 2020 ricorre il centenario della morte di Modì. Stanno nascendo come funghi da varie parti case natali dell’artista. Se non facciamo attenzione c’è il rischio che i falsi, che oggi sono centinaia in tutto il mondo, finiscano nuovamente in mostre e rassegne. Si è creato un artista parallelo che non ha nulla a che vedere con Modì».