"Siamo la nuova Amazon": va al colloquio e scopre che deve vendere detersivi

di Alessandro Bientinesi

Lucca: Jenny, 34 anni, racconta: "Mi hanno dato un appuntamento da McDonald's giustificandosi con la mancanza di un ufficio"

LUCCA. «Due settimane fa, mi chiamano per un colloquio di lavoro. Mi attirano con un grande nome: Amazon. Basta per vincere la mia diffidenza. Una volta sono stata perfino lasciata a piedi, perché ho rifiutato di fare una vendita porta a porta. Questa volta no. Mi sono fidata. Ma ho capito che qualche cosa non andava, quando mi hanno fissato l’appuntamento da McDonald’s a Lucca. All’imbocco dell’autostrada. Una società senza ufficio». Jenny Battaglia, 34 anni di Lucca, è rimasta fregata. Anche lei. Un altro annuncio-truffa. Un altro annuncio per un lavoro che non c’è.

Noi del Tirreno abbiamo denunciato sul giornale in edicola domenica 27 maggio uno di questi colloqui di lavoro. Siamo stati a Livorno, fingendoci un disoccupato a caccia di un lavoro da magazziniere. Una proposta che per noi si è presto trasformata in un’offerta, precaria, per la vendita di contratti casa per casa di luce, acqua e gas. E anche voi ci avete sommerso di segnalazioni per casi simili. Esattamente come Jenny, in lotta da più di dieci anni contro queste offerte illusorie.

Annunci di lavoro fasulli: le testimonianze-flash dei lettori



ABBANDONATA PER STRADA

«Nella mia vita lavorativa mi è successo un po’ di tutto. Una volta sono pure stata abbandonata per strada da quello che doveva essere il mio datore di lavoro». Jenny da più di dieci anni “lotta” contro un sistema che gli offre solo lavori precari, molti dei quali legati al porta a porta.

«Mi sono diplomata al Pertini di Lucca come segretaria amministrativa e poco tempo dopo la fine degli studi iniziai a inviare delle domande di lavoro - racconta Jenny -. Poco più che ventenne fui convocata vicino Lucca, a San Michele in Escheto, per un lavoro di addetta alla logistica del magazzino. Quando montai in macchina del mio potenziale datore di lavoro per raggiungere questo capannone mi ritrovai, insieme ad altre quattro persone, a Lido di Camaiore. Avrei dovuto fare delle vendite porta a porta». Jenny si rifiuta e chiede di scendere da quell’auto. «Rimasi a piedi, fui costretta a chiamare mio padre per tornare a casa».

L'esperto: dietro gli annunci fasulli si può nascondere il reato di “caporalato”


IL COLLOQUIO AL MCDONALD’S

Il salto temporale è notevole. Almeno fino a un paio di settimane fa. Quando a Jenny, che è ancora disoccupata dopo una serie di lavori saltuari, arriva un’altra offerta di lavoro tramite una conoscente.

«Mi ha contattato una persona, dicendomi che avrei dovuto fare un colloquio con un’azienda che operava un servizio simile a quello di Amazon - racconta la donna -. Col tempo ho imparato a essere prudente e diffidare da chi millanta nomi importanti. Ma incuriosita ho deciso di accettare».

Piccolo dettaglio, la nuova azienda non ha ancora una sede. E allora il colloquio dove si fa? «Mi è stato detto di andare al McDonald’s. E io sono andata, ormai disillusa ma per scoprire cosa c’era dietro a questa strana offerta». Ovviamente vendita di detersivi e prodotti per la casa porta a porta.

«Offresi un posto da magazziniere», ma è un’illusione


I CENTRI PER L’IMPIEGO

«Mi rivolgo da anni, almeno dal 2004, al centro per l’impiego e da anni non sono mai riuscita a trovare un’offerta giusta per me - aggiunge ancora Jenny Battaglia -. Mando anche un sacco di curriculum ma vengo chiamata soltanto per questi finti lavori. Fino a poco tempo fa ho fatto una sostituzione in uno studio medico, l’unico vero lavoro, anche se part-time, che ho avuto. Sono arrabbiata, perché sono sposata e mio marito lavora come operaio in una cartiera. Vorrei avere un figlio ma con un monoreddito non ce lo possiamo permettere. Non solo: le aziende scartano quasi sempre a priori il mio curriculum perché ho un’età nella quale potrei restare incinta. Questo è un paese nel quale non si può più avere dei sogni o dei progetti».

LAVORATORI SFRUTTATI: I CASI TOSCANI E LE VOSTRE STORIE

  • SEGNALATECI I VOSTRI CASI: ECCO COME FARE

Il Tirreno raccoglie le storie del lavoro sfruttato in Toscana. Abbiamo deciso, infatti, di iniziare un'inchiesta su chi viene pagato assai meno di quello che prevede il contratto, su chi viene assicurato per la metà del tempo che lavora. O su chi viene inquadrato per una mansione e ne svolge un’altra o altre tre o quattro insieme. Addirittura ci sono casi di persone che continuano a lavorare mesi nella speranza di riscuotere mensilità arretrate perché non hanno visto un soldo da quando hanno varcato la soglia del posto di lavoro. E c’è pure chi si è ritrovato licenziato perché si è fatto male lavorando. Se avete casi da segnalarci scriveteci a inchiestadeilettori@iltirreno.it Si può chiedere di raccontare la propria storia anche in forma anonima, soprattutto se il lavoro è ancora in corso. Tuttavia è necessario inviare un numero di telefono al quale essere ricontattati per verificare le vicende che ci raccontate.

Cerco una segretaria, ma per finta. Gli annunci fasulli di lavoro