l’inchiesta in toscana 

Lavorava con i bambini assistente sociale dell’Asl arrestato per pedofilia

di Matteo Leoni

L’uomo, con precedenti,  trovato in possesso di video  e foto di piccoli stranieri L’azienda sanitaria ha subito sospeso il rapporto di lavoro

FIRENZE. Video. Tanti video. Foto e poi un sacco di conversazioni in chat erotiche. Per questo un dipendente della Asl Toscana Centro è stato arrestato. L’accusa: detenzione di materiale pedopornografico.

L’uomo, fiorentino, 43 anni, assistente sociale in servizio in una società della salute dell’hinterland fiorentino, lavorava a contatto coi bambini, nonostante i precedenti specifici: nel 2014, infatti, aveva già patteggiato a Firenze una pena a due anni di reclusione, per lo stesso tipo di reato. Ma questo precedente non è bastato per far scattare accorgimenti di sicurezza, una volta impiegato di nuovo.

Al momento dell’arresto, a casa sua la polizia postale ha trovato un ingente quantitativo di file a carattere pedopornografico: video, foto, chat erotiche. L’arresto è scattato in flagranza di reato martedì, quando i poliziotti della polizia postale di Firenze si sono presentati a casa sua per una perquisizione, nell’ambito di un’inchiesta della procura di Torino. L’inchiesta piemontese avrebbe portato a scoprire video hard con neonati che, però, non sarebbero stati trovati in possesso dell’assistente sociale toscano. Alla vista degli agenti l’uomo è scoppiato in lacrime e, almeno in parte, ha confessato. Nella sua casa sono stati sequestrati vari hard disk, dove archiviava il materiale dal quale risulterebbe una preferenza per i minori stranieri, meglio se maschi. La pm della procura di Firenze Ester Nocera ha chiesto per lui la convalida dell’arresto e la custodia cautelare in carcere.

L’uomo aveva trovato lavoro alla Asl, un impiego temporaneo, grazie a un’ agenzia interinale di Roma. Sia quest’ultima che l’azienda sanitaria sono state informate dell’arresto. L’Asl toscana Centro annuncia di aver sospeso «con effetto immediato» il rapporto di lavoro con l’assistente sociale in in organico tramite l’agenzia interinale, in sostituzione di un dipendente comunale. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’uomo acquisiva e condivideva il materiale pedopornografico attraverso una piattaforma di file sharing divisione di contenuti), alla quale accedeva con vari pseudonimi.

Lo scambio dei file avveniva sia con gruppi di persone, sia coi singoli. Al momento non sarebbero emersi elementi che facciano pensare che fosse anche un produttore di materiale pedopornografico. Tuttavia, l’ipotesi che possa anche aver reclutato minorenni è al vaglio degli investigatori. Controlli accusati saranno effettuati anche sul suo smartphone, per verificare l’eventuale presenza di immagini relative a minori individuabili, bambini che per qualche motivo possono essere entrati in contatto con lui, soprattutto durante lo svolgimento del suo lavoro. —