Ragazzi in coma etilico per l’alcol nei locali

In Versilia numeri choc: venti under 16 al pronto soccorso in un anno. Sabato notte è toccato a una quindicenne





La segnalazione che in quel locale frequentato da giovanissimi l’alcol veniva somministrato anche ai minori era arrivata in Municipio, a Pietrasanta, una decina di giorni fa. Sabato notte la realtà è saltata drammaticamente agli occhi a chi ha raccolto e caricato in ambulanza una quindicenne con segni, evidenti, di coma etilico quando mancava poco all’una. Trasferita al Pronto soccorso pediatrico dell’ospedale Versilia, la ragazzina è stata poi dimessa domenica, dopo le cure del caso.

A giugno, nella festa di fine scuola organizzata alla Cittadella del Carnevale di Viareggio, alla quale hanno partecipato 3.000 ragazzini, a finire in ospedale per intossicazione da alcol era stata una adolescente poco più che quattordicenne. Il caso aveva sollevato le proteste di molti genitori che avevano deciso di non tacere, dato che l’evento attira anche giovanissimi dagli 11 ai 13 anni.

Nel corso dell’ultimo anno sono stati venti i casi di giovani con meno di 16 anni arrivati al Pronto soccorso pediatrico per avere abusato con il consumo di alcol. Più maschi che femmine, ma non con una gran “forbice”, e «l’impressione - spiega il primario Luigi Gagliardi - è che il fenomeno non sia affatto in diminuzione».

A ieri nessuna forza di polizia in Versilia aveva tra le mani quanto accaduto alla quindicenne sabato notte. La politica di chiusura coattiva dei locali, di ogni tipo, che violano la legge somministrando alcol a chi ha meno di 18 anni non sembra più colpire come un tempo. Nonostante le segnalazioni a carico delle attività delle movida versiliese siano ripetute e puntuali.

La risposta, di fronte alle denunce dei genitori e al rimbalzare dei casi attraverso gli organi di informazione, è sempre la stessa: i ragazzi arrivano alle feste, in discoteca, nei locali, avendo già assunto alcol di facile acquisto nei supermercati, magari mandando avanti i maggiorenni. Ma è ampiamente testimoniato che basta “fare il tavolo” e non c’è locale che controlli se seduti a quel tavolo, intorno a quelle bottiglie che fanno capolino dai secchielli del ghiaccio, ci sono maggiorenni o minorenni.

«Chi vende alcol ai minorenni è un delinquente»: non utilizza giri di parole l’assessore alla polizia municipale del Comune di Pietrasanta, Andrea Cosci. Che assicura: «Sul locale agiremo di conseguenza. Posso confermare la politica di zero disponibilità dell’amministrazione del sindaco Alberto Giovannetti a locali che si mettano nella condizione di essere fuori regola, rispetto degli orari compreso».

Certo, non basta la repressione senza un lavoro costante per diffondere una vera cultura del no-sballo. La Versilia ci ha provato, negli scorsi anni, con la bella esperienza del comitato “Non la bevo” che vedeva insieme Asl, Enti pubblici, la Coop, associazioni varie per un messaggio di prevenzione rivolto ai ragazzi, ai loro insegnanti, alle famiglie. Oggi un messaggio di collaborazione da riprendere, in questo senso, è arrivato dalla Fondazione Carnevale di Viareggio dopo la festa di fine anno scolastico inzuppata di alcol: un momento che veda insieme cda della Fondazione e genitori quando sul tavolo ci sarà la decisione da prendere su “festa sì-festa no”. Da qui si può ricominciare. —