La Toscana del lavoro che uccide

di Luigi Vicinanza

Oggi si sarebbe riposato. Come tanti dopo una settimana di lavoro. Non gli è stato concesso. E’ morto mercoledì, terzo giorno di fatica per un contratto della durata di appena sei giorni

Oggi si sarebbe riposato. Come tanti dopo una settimana di lavoro. Non gli è stato concesso. E’ morto mercoledì, terzo giorno di fatica per un contratto della durata di appena sei giorni. Sì, sei giorni – dal lunedì al sabato – terminati i quali sarebbe stato risucchiato nei meandri del lavoro nero, della disoccupazione, della mortificazione di chi vuol lavorare ma non trova.
Luca Savio, 41 anni, una compagna e una figlia di 14 mesi, schiacciato a Carrara da un blocco di marmo, è l’ultima vittima di un’ingiustizia sociale che si fa dramma: il lavoro che uccide. Nonostante lo sviluppo delle tecnologie e il progresso nei processi produttivi il numero dei caduti sul lavoro resta enorme: diciotto nella sola Toscana dall’inizio dell’anno. Più di due incidenti mortali al mese. Ogni storia è a sé; l’inchiesta della magistratura in quest’ultimo caso ci dirà se e quali responsabilità penali vanno individuate. Speriamo per tutti in tempi brevi.


Ma la vicenda umana della vittima di Carrara ci racconta che cosa è diventato questo Paese: aveva lavorato per quella stessa ditta dal 22 marzo al 31 dicembre scorsi; poi un buco nero e di nuovo quel contratto settimanale del valore di 250 euro. La precarietà contrattualizzata. Quanti Luca ci sono in giro per l’Italia? Soli con se stessi, assillati dai bisogni familiari, senza più la tutela di organizzazioni di massa, come i sindacati e i partiti storici delle classi lavoratrici, in grado un tempo di temperare la durezza del mercato capitalistico diventato ancora più spietato per gli effetti di una globalizzazione senza regole. Dieci anni di lunghissima crisi hanno avuto l’effetto di una “guerra sociale” lacerando il tessuto civile e culturale. Sono cinque milioni gli italiani sotto la soglia della povertà. Un esercito di esclusi in un sistema dove le diseguaglianze sono esplose. E’ l’estate della sofferenza individuale e dell’insofferenza collettiva. Buona domenica, se possibile.