Arriva l’ispezione, così nascondono la lavoratrice in nero dentro l’armadio

di Alessandro Bientinesi

Grosseto, in un residence tutto il personale è irregolare. Scoperto grazie alla coraggiosa denuncia di Alessandra

GROSSETO. «Ho pulito camere e aiutato in cucina in quel residence per un mese e mezzo. Pagata meno di dieci euro al giorno lavorando da mattina a notte inoltrata con la speranza di essere assicurata. Lì, però, eravamo quasi tutti in nero e dopo tante promesse mi sono stancata e ho fatto denuncia all’ispettorato del lavoro. Quando sono arrivati i controlli a sorpresa i proprietari hanno fatto nascondere tutti, una ragazza è stata trovata chiusa in un armadio».

Alessandra De Sole ha 43 anni e per 45 giorni ha lavorato in un residence in provincia di Grosseto. Accetta dopo un colloquio un lavoro in una struttura turistica. Durante il colloquio tante promesse. «Facciamo una settimana, massimo dieci giorni di prova. Poi se vai bene ti assumiamo». Le dicono.

«Facevo un doppio lavoro: pulizia delle camere del residence la mattina, svegliandomi verso le 6 del mattino, aiuto cuoca e lavapiatti al ristorante della struttura la sera fino anche alle due di notte – racconta Alessandra –. Dopo il periodo di prova e non venivo ancora pagata. Ma continuamente mi veniva detto che sarei stata assicurata, mi avevano persino chiesto i documenti per farmi un regolare contratto di lavoro».

Contratto che non arriverà mai. Alessandra si stanca e decide di lasciare il lavoro. «Ho chiesto quanto mi era dovuto, mi sono stati dati 450 euro per 45 giorni con la promessa che presto me ne sarebbero stati dati altri – racconta la donna –. Soldi che non sono mai arrivati».

A quel punto Alessandra decide di non rassegnarsi e si rivolge all’ispettorato del lavoro. «Con me, in nero, c’erano altri dipendenti – spiega –. Una ragazza moldava che lavorava come cameriera ed era pagata appena 250 euro ma non diceva niente perché aveva paura di perdere il posto. Poi un pizzaiolo e una ragazza che aiutava le camere. Tutti irregolari».

La denuncia non sembra portare i risultati sperati. «L’ispettorato del lavoro ha rilevato delle irregolarità nei miei confronti, ma ha proposto a me e proprietà la via del conciliato – racconta ancora Alessandra –. Praticamente stavano come ignorando la mia segnalazione».

Dopo una seconda denuncia, questa volta da parte di una lavoratrice rumena, l’ispettorato invia dei controlli a sorpresa nella struttura di Grosseto. «Tutto il personale non era in regola e la ragazza che aiutava nella pulizia delle camere è stata trovata nascosta in un armadio – spiega ancora Alessandra –. A quel punto immagino che i responsabili della società che gestiva il ristorante e il residence siano stati sanzionati nel modo adeguato. Ma credo siano andati avanti anche dopo per diversi anni sfruttando e illudendo i lavoratori in questo modo».

Dopo aver lasciato quel lavoro Alessandra, che si è trasferita in Toscana dalla Sardegna quattro anni fa, è ancora alla ricerca di un lavoro stabile. «Una situazione irregolare e assurda come questa non l’ho più ritrovata, ma ho avuto altre esperienze di lavoro complicate – racconta –. In un ristorante, nel quale ero pagata comunque abbastanza bene, non ci era consentito neppure di bere un bicchiere d’acqua. La proprietaria ci permetteva ogni tanto di bere da delle bottiglie, ma dovevano essere quelle di minore qualità. E non avevamo una pausa per mangiare».

Nessun pentimento, però, sulla denuncia fatta. «A me non ha portato a niente, ma almeno i controlli, anche se dopo quasi un anno, sono stati fatti – confessa Alessandra –. Rifarei la denuncia? Sicuramente». Abbiamo provato a parlare con la titolare dell’attività in provincia di Grosseto. Titolare che, però, non ha voluto rispondere alle nostre domande.


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Il Tirreno raccoglie le storie del lavoro sfruttato in Toscana. Abbiamo deciso, infatti, di iniziare un'inchiesta su chi viene pagato assai meno di quello che prevede il contratto, su chi viene assicurato per la metà del tempo che lavora. O su chi viene inquadrato per una mansione e ne svolge un’altra o altre tre o quattro insieme. Addirittura ci sono casi di persone che continuano a lavorare mesi nella speranza di riscuotere mensilità arretrate perché non hanno visto un soldo da quando hanno varcato la soglia del posto di lavoro. E c’è pure chi si è ritrovato licenziato perché si è fatto male lavorando. Se avete casi da segnalarci scriveteci a inchiestadeilettori@iltirreno.it Si può chiedere di raccontare la propria storia anche in forma anonima, soprattutto se il lavoro è ancora in corso. Tuttavia è necessario inviare un numero di telefono al quale essere ricontattati per verificare le vicende che ci raccontate.