Al mare invece di assistere il padre malato: licenziata

di Cesare Bonifazi

Dipendente di Pluriservizi non avrebbe rispettato i termini del permesso concesso per assistere il familiare. Ma è pronta a dare battaglia: chiederà il reintegro nel posto di lavoro. I legali: «Si profila un abuso d’ufficio»

CAMAIORE. Non sono bastate le memorie difensive della dipendente della Pluriservizi accusata, tra le altre cose, di essere andata al mare in uno dei giorni di permesso per la 104, la legge sull’assistenza a un familiare. L’amministratore unico ha deciso che la dipendente doveva essere licenziata e così è stato. È arrivata ieri a casa il provvedimento che la solleva da ogni incarico e le chiude la porta della partecipata alle spalle.

La dipendente fa sapere che andrà per vie legali per chiedere un rimborso all’azienda e «il reintegro per licenziamento ritorsivo e infondato oltre al giudice penale per abuso di ufficio».

I fatti riguardano il mese di agosto quando, durante quei giorni in cui la donna non lavorava, tre in un mese consentiti dalla legge, un investigatore ingaggiato dalla Pluriservizi avrebbe seguito sia lei che i suoi familiari e avrebbe riscontrato, secondo quanto contestato dall’azienda, che sarebbe andata al mare per due ore in uno dei giorni di permesso. Un fatto che è saltato all’occhio della dirigenza.

Nella difesa presentata dalla dipendente si parla però di una condotta ritorsiva scaturita «dai dubbi ufficialmente sollevati in più occasioni sulla nomina di Chiara Raffaelli a presidente di Pluriservizi»: ci sarebbero state delle ipotesi «ostative di incompatibilità e conflitto di interessi (per cui suggerì anche il ricorso ad una richiesta di parere all’Anac». E partirà anche una causa: la linea difensiva si baserà sull’articolo 323 del codice penale che riguarda il conflitto di interesse: ci sarebbe infatti tra la dipendente e la presidente di Pluriservizi Raffaelli una causa avviata due anni fa.

Secondo quanto riportano i legali della dipendente ci sarebbe stato da parte dell’azienda un «rifiuto di accesso ai documenti comprovanti le indagini degli investigatori a cui peraltro è stato affidato un incarico in violazione del codice dei contratti e – proseguono – la dipendente non ha mai avuto nemmeno un richiamo verbale e, secondo la Cassazione, non può essere licenziato per giusta causa il dipendente che, pur ponendo in essere un comportamento censurabile abbia lavorato per lungo tempo con alto rendimento e senza mai ricevere alcuna sanzione disciplinare».

Ma la dipendente non è sola: un altro provvedimento, anche questo di sospensione, contestava a un dipendente il fatto che nei giorni in cui doveva trovarsi a casa, reperibile negli orari fissati per legge, le attività di controllo messe in atto dall’azienda lo avrebbero “pizzicato” intento a svolgere faccende personali di tipo ludico, compreso andare a caccia.