«Saremo aggressivi e duttili»

di Gabriele Noli

La ricetta di Poerio, Ad Benetti: allargare il mercato, sostenere l’indotto, ok ai grandi eventi

VIAREGGIO. Lo sguardo è rivolto verso i nuovi mercati, con nel mirino una crescita globale che non può prescindere dalla qualità. Ferma convinzione che accompagna Vincenzo Poerio, amministratore delegato di Benetti e presidente del Distretto della Nautica e della Portualità Toscana, nella sua analisi sul tempo presente della nautica, tra eventi e livelli occupazionali.

Quale fase sta vivendo il mercato della nautica?
«Non siamo certo ai livelli del passato, ma il mercato c’è ed è costante nel tempo. Ciò richiede ovviamente un impegno particolare soprattutto da parte di chi possiede un brand riconosciuto ovunque ed è in grado di costruire prodotti di qualità. I clienti si affidano a chi può garantire loro la massima professionalità. La domanda c’è, ma il rapporto pende ancora dalla parte dell’offerta».

Che fare, allora, per invertirlo?
«Mostrarsi determinati e sapersi accaparrare le fette di mercato più sostanziose e con continuità, riuscendo a mantenerle».

Quali sono i mercati di riferimento?
«L’Europa, il Sud America e gli Usa, anche se la politica protezionistica di Trump genera qualche preoccupazione».

Come si mantiene virtuoso il rapporto tra l’andamento del mercato ed i livelli occupazionali?
«Bisogna adattarci a difendere ogni genere di professionalità, le strutture non sono più così al completo come in passato. Se l’indotto va male, tutti ne paghiamo le conseguenze. Non possiamo pretendere di riuscire a realizzare tutto all’interno dell’azienda, la flessibilità è un aspetto di rilievo nel modello industriale attuale».

E chi, invece, sceglie di operare in proprio?
«Si assume più rischi, perché se prevede un aumento di fatturato che poi non trova seguito nella realtà, l’azienda va in crisi».

Quale dimensione può assumere il Versilia Yachting Rendez-vous nel panorama della nautica?
«Il risultato della prima edizione è stato positivo per tutti, l’iniziativa è vincente. Adesso però serve un piano per potenziarla: più investimenti, più crescita. Ciò che conta è saper attirare investitori con un elevato potere d’acquisto. Servono eventi che mettano in risalto il connubio lusso-nautica, come avviene nel sud della Francia: a Cannes e Montecarlo. Un altro aspetto fondamentale è il rilancio di via Coppino e dell’intera zona del porto. È necessario che vi sia la volontà di progredire da parte di tutti, per questo l’intesa con gli altri Comuni è importante».

È possibile una coesistenza tra i saloni di Genova e Viareggio senza rapporti conflittuali?
«Per far questo basterebbe sedersi attorno ad un tavolo e affrontare i problemi. Molto spesso noi italiani siamo abituati a crearceli. Genova ha una manifestazione diversa da quella di Viareggio, rivolta ad un altro tipo di pubblico. Io stesso vivo costantemente una situazione analoga: le esigenze di Azimut non sono quelle di Benetti. Le discussioni ostacolano la crescita. Bisogna adattarci a difendere ogni genere di professionalità, le strutture non sono più così al completo come in passato. Se l’indotto va male, tutti ne paghiamo le conseguenze. Non possiamo pretendere di riuscire a realizzare tutto all’interno dell’azienda, la flessibilità è un aspetto di rilievo nel modello industriale attuale. È questa la differenza sostanziale con chi, invece, decide di operare in proprio, ma in questo modo si prende più rischi, perché se prevede un aumento di fatturato che poi non trova seguito nella realtà, l’azienda va in crisi».

Quindi quale è l’approccio migliore?
«Essere commercialmente aggressivi per non subire passivamente le turbolenze di un mercato in continua evoluzione».