ambiente e proteste 

Cattivo odore, Arpat striglia i Comuni

di Donatella Francesconi

L’Agenzia regionale chiede l’impiego delle polizie municipali «I sindaci sono le autorità per la tutela della salute pubblica»





Oltre dieci anni di odore nauseabondo che, a più riprese - estate dopo estate - ammorba Viareggio. La “caccia” al puzzo non ha portato ad individuare una causa certa, nonostante i provvedimenti presi dopo le visite dell’Agenzia regionale all’ambiente a carico di più impianti tra Viareggio e Massarosa. Oggi Arpat mette nero su bianco la risposta, molto netta, ad Enti e forze politiche che - negli ultimi giorni - hanno messo in evidenza come il lavoro fin qui effettuato da Arpat, così come il gruppo di lavoro creato in Regione, non abbiano dato i risultati attesi.

«L'Agenzia - si legge nella articolata nota diffusa - ribadisce la propria consueta disponibilità a collaborare alla gestione dei problemi in questione. Ma in un quadro organizzativo che preveda il concorso di tutti gli Enti che sul territorio hanno competenza sulla tutela della salute pubblica e dell’ambiente, garantendo così un migliore, e ottimale, utilizzo delle risorse umane tecnico-specialistiche dell'Agenzia».

Il cui personale - viene ricordato - «è diminuito progressivamente, così che «il Dipartimento di Lucca e la sua struttura afferente (settore Versilia Massaciuccoli), dispongono complessivamente di dieci unità di personale per attività di controllo sull'intero territorio provinciale e su tutte le matrici ambientali». Nonostante queste condizioni, Arpat «ritiene di aver destinato alla problematica dei cattivi odori in Versilia - data la sua particolare rilevanza sociale - rilevanti risorse rispetto a quanto sarebbe congruo sulla base di una distribuzione equilibrata delle attività sul territorio».

Nel caso delle maleodoranze segnalate dai cittadini in Versilia - sottolinea l’agenzia diretta da Marcello Mossa Verre - «l'attività preliminare da parte della polizia municipale - che riferisce al sindaco, massima autorità sanitaria locale e quindi soggetto principale a cui spetta tutelare il benessere della popolazione - costituisce un compito imprescindibile di verifica delle segnalazioni ricevute, per garantire tempestività di intervento. E, se necessario, l'attivazione degli operatori Arpat per le attività tecniche del caso». Così come era stato deciso negli incontri degli scorsi mesi, ricorda Arpat: «I Comuni interessati avrebbero chiesto un incontro al Prefetto per organizzare un coordinamento tra le polizie municipali dei Comuni stessi al fine di garantire il primo intervento, in particolare in orario notturno, presso le principali potenziali fonti odorigene dislocate sui diversi territori comunali. Arpat non è attualmente a conoscenza degli sviluppi di quanto deciso». Ed insieme ad Arpat nessuno ha capito se e cosa sia stato deciso.

Questo non significa che Arpat getti la spugna, ma lo stimolo fornito deve suonare la sveglia per i Comuni, Viareggio per primo, visto che i suoi residenti e turisti soffrono da oltre un decennio l’odore ammorbante. Dal canto suo, «il Dipartimento Arpat di Lucca sta continuando a svolgere azioni di controllo sulle potenziali fonti odorigene di carattere industriale e di gestione di rifiuti presenti nella zona, proponendo alle Autorità competenti i provvedimenti finalizzati a risolvere, o comunque, mitigare le problematiche». —