Quel cartello apparso davanti a casa: «Dopo 14 furti non c’è rimasto niente» - Video

di Melania Carnevali

Il racconto di Francesco e della mamma Ivana, da anni presi di mira dai ladri: «La prossima volta scrivo: entrate, vi lascio la porta aperta»

MASSAROSA. Il cartello spunta in mezzo alle piante, tra il citofono e il cancello, a mo’ di messaggio di benvenuto: «Dopo 14 furti non c’è rimasto niente». Ma proprio niente. Al massimo i ladri potrebbero trovare due vecchie tivù, vestiti da signora over 65, scarpe, un po’ di cibo, ottima verdura di campo. «Eppure continuano a tornare e ad andarsene a mani vuote», racconta Francesco Puccinelli, figlio della proprietaria di casa Ivana Fedi, 79 anni proprio oggi. È stato lui, dopo l’ultimo furto, il quattordicesimo, ad appendere il cartello in strada. «Non se ne può più. Se tornano un’altra volta lo cambio e ci scrivo “entrate pure, ho lasciato la porta aperta”».

Subisce 14 furti e avvisa i ladri con un cartello: «Dentro non c’è rimasto niente»



La casa si trova lungo via Sarzanese, a Piano di Mommio, a un passo dal bivio che porta al sentiero della Buca delle fate, nella valle delle grotte dove ancora si possono trovare le tracce dei primi insediamenti umani dell’età preistorica in Versilia. Un luogo magico che come tutti i luoghi magici deve rimanere isolato dal mondo. Le case qui si contano sulle dita di una mano: una da un lato e una dall’altra, e stop per decine di metri. La stazione dei carabinieri è a sei chilometri di distanza ma ha sedici frazioni di cui occuparsi e 23mila abitanti. La polizia municipale è dall’altra parte del comune e la notte neppure c’è. Insomma, quando le case rimangono vuote, per i ladri, rubare è un gioco da ragazzi. «Tagliano le inferriate con i mezzi che hanno o scardinano direttamente la porta. Possono fare tutto il rumore che vogliono, tanto nessuno li sente», racconta Francesco.

Il cartello davanti alla casa a Pian di Mommio (Foto Ciurca/Pagliant)


In terra nel cortile di casa c’è ancora l’inferriata della porta di ingresso che i ladri hanno cercato di scassinare l’ultima volta, prima di trovare un frullino con cui poi hanno tagliato le grate della finestra. «Non hanno rubato niente, perché non c’è più niente da rubare. In compenso ogni volta mi tocca riparare i danni, che non sono pochi, e sistemare tutto».

Ivana Fedi, proprietaria della casa, mostra la zanzariera rotta (Foto Ciurca/Paglianti)


Il primo furto lo hanno subito quindici anni fa. Era entrato in vigore da un anno l’Euro, ma la signora Ivana ragiona in lire. «Dopo quel furto abbiamo speso 17milioni per mettere le inferriate in tutte le finestre della casa». Sono servite a poco. Da allora hanno subìto altri tredici furti, quattordici in tutto, praticamente uno all’anno, gli ultimi due nell’arco di dieci mesi: uno nell’autunno scorso, l’altro a fine agosto. «Aspettano sempre che la casa sia vuota. Da quando mio padre è morto, a settembre, mia mamma non dorme più qui. Dorme a casa di mia sorella, poi torna la mattina. Non siamo tranquilli a lasciarla sola. Prima i ladri entravano quando i miei uscivano per andare alla tombola o alla sagra. Come se controllassero tutto da qualche parte nel campo. In due ore riuscivano a fare tutto. Entrare, buttare tutto all’aria e poi scappare via».

Dalla cucina esce il profumo delle verdure sul fuoco. Dietro la casa si srotola a perdita d’occhio il campo con l’orto. La pace della campagna di giorno e l’incubo dei ladri di notte. «L’ultima volta non abbiamo nemmeno fatto la denuncia. Ormai dopo quattordici furti crediamo sia inutile».

A marzo, dopo un’ondata di furti nel comune e una valanga di assemblee cittadine, la prefettura aveva mandato rinforzi per i controlli nel territorio. Gli abitanti poi hanno creato un gruppo whatsapp con cui possono comunicare in diretta alle forze dell’ordine eventuali furti o movimenti sospetti. E il piano – tra fobie e sospetti fondati – sembra funzionare: il numero dei furti è calato negli ultimi mesi. Eppure c’è una casa in cui i ladri continuano a tornare. Sempre quella.