il caso 

ICare, venti posti a rischio. I lavoratori chiedono un incontro col sindaco

di Donatella Francesconi

Ieri l’assemblea dei dipendenti del settore tributi della società interamente pubblica, servizio che l’amministrazione vuole esternalizzare

Assemblea dei dipendenti del settore tributi di ICare, ieri mattina, alla ripresa del lavoro dopo le ferie estive che si sono aperte con la dichiarazione dello stato di agitazione ed il blocco degli straordinari. Due azioni di lotta che l’assemblea di ieri mattina ha confermato, come spiega Giovanni Sgrò, sindacalista Uil, «chiedendo un incontro con l’azienda ed uno con il sindaco di Viareggio».

Perché una ventina dipendenti della società fondendo l’ex Asp con il settore tributi della fallita Viareggio Patrimonio rischiano davvero il posto. La stessa amministrazione comunale che ha messo in piedi l’operazione del passaggio dei dipendenti al momento del fallimento della Patrimonio, oggi si trova in una condizione in cui - spiega Sgrò - «afferma di dover applicare il decreto Madia». Quello in base al quale se un’amministrazione pubblica ha una società che fallisce non può affidare lo stesso servizio svolto ad un’altra società propria, per un periodo di cinque anni. E non può neppure continuare nell’avere società che si trovino in questa condizione.

L’amministrazione del sindaco Giorgio Del Ghingaro in un primo momento ha contestato - portando la tempistica della costituzione di ICare e quella del decreto Madia - che la normativa potesse colpire proprio l’attività di ICare. Ma su questa scelta pende una pronuncia dell’Autorità anti corruzione «ed oggi la stessa amministrazione ritiene che quella normativa si applichi ad ICare», sottolinea il sindacalista della Uil.

Il tutto in un quadro nel quale esiste un parere del Collegio dei revisori dei conti che all’epoca era presieduto da Daniele Limberti con il quale si avvisa l’amministrazione dell’imminente entrata in vigore proprio del decreto Madia, sottolineando come quella intrapresa non fosse la strada da percorrere.

«Ora si parla di esternalizzare il servizio», spiega Sgrò. Ed è questo lo scenario affrontato anche ieri dall’assemblea dei lavoratori alla quale era presente anche Daniela Ricchetti per la Cgil. Passaggio complicato anche dal fatto che le cosiddette “clausole sociali” nel passaggio da un’azienda all’altra oggi sono poco più di carta straccia. «L’unica soluzione», sono le parole del sindacalista Uil, «sarebbe che il decreto Madia non si applicasse. In forza del fatto che il servizio tributi dà utili per circa 300/400mila euro che è il dato 2017». Ma i lavoratori di ICare «sono preoccupatissimi», anche perché «nessuno di loro è in età da pensione, ma ci sono persone che hanno 56 anni e rischiano di restare fuori dal mercato del lavoro». —